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TAORMINA 2015

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Ausência: restare tra il nulla e l’oblio

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- La competizione ufficiale del festival del cinema di Taormina accoglie questa settimana la proiezione dell’ultimo film di Chico Teixeira

Ausência: restare tra il nulla e l’oblio
Matheus Fagundes e Vinicius Zinn in Ausência

Un’assenza può agire come una macchia in mezzo al sole che finisce per essere tanto grande da offuscarne la luce. Un padre assente che agisce come un tarlo, che prima debilita una famiglia e poi mina l’integrità personale, è l’assenza cui fa riferimento il titolo del nuovo film del brasiliano Chico Teixeira, Ausência [+leggi anche:
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, una coproduzione tra Brasile, Cile e Francia attraverso Ciné Sud Promotion, dopo il passaggio della produzione per Cinema in Costruzione a Tolosa nel 2014.

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Il film, presentato nella sezione Panorama della Berlinale, vincitore al suo rientro a Tolosa del primo premio di Cinelatino e proiettato ora al Festival di Taormina, fa suo il detto “meno e meglio” per presentarci il mondo di Serginho (Matheus Fagundes), il nostro protagonista adolescente, marcato a fuoco dal vuoto. Quello che resta del suo nucleo familiare è composto da una madre alcolizzata che prepara torte di compleanno su commissione, che non le pagano, un fratello piccolo e lo stesso Serginho, costretto a farsi carico della sua famiglia. Va così a lavorare, nonostante i maltrattamenti che riceve, al mercato con suo zio. Nel tempo libero, fa visita a un professore, va al circo e sta con un amico sordo, con la ragazza che gli piace o con entrambi.

La cinepresa segue Serginho che, disorientato nella sua ricerca di affetto e sostegno, viene sballottato come una palla dall’uno all’altro componente di questo suo universo. Teixeira mette in chiaro che Serginho non è all’altezza delle responsabilità che ingiustamente gli vengono addossate e a colpi di sceneggiatura dimostra al suo personaggio, e allo spettatore con lui, che l’amore padre-figlio è tanto insostituibile quanto necessario. Ma il gran merito del regista sta nel modo in cui impedisce che il dramma pervada tutta l’azione. A una sceneggiatura scarna e a un ritmo totalmente controllato si somma una fotografia che copre una vasta gamma di colori e gioca costantemente con le distanze: quando Serginho sta con sua madre la camera si aggrappa ai corpi e quasi li soffoca, mentre nei momenti di maggiore speranza l’inquadratura lascia più spazio per respirare.

Teixeira realizza così un’opera che, nonostante il suo carico drammatico, non è pesante e avanza lentamente ma inesorabilmente verso un ritratto compiuto non solo di ciò che rappresenta un’assenza, ma anche degli effetti che, come in una reazione a catena, questa provoca in coloro che restano.

(Tradotto dallo spagnolo)

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