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The Man in the Wall: il tormento dell’assenza

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- Il regista israeliano Evgeny Ruman firma il suo secondo lungometraggio, la cui attrice principale è stata premiata di recente a Odessa

The Man in the Wall: il tormento dell’assenza

The Man in the Wall del cineasta israeliano Evgeny Ruman è stato presentato la settimana scorsa in competizione internazionale al Festival del film di Odessa (Ucraina), dove la sua attrice principale Tamar Alkan è stata eletta miglior attrice. Scoperto nella sezione Bright Future del 44mo Festival Internazionale del Film di Rotterdam a inizio 2015, questo film è il secondo lungometraggio del regista dopo Igor and the Cranes’ Journey, che ha avuto la sua première al festival di Toronto 2012.

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Scritto e montato da Evgeny Ruman, The Man in the Wall è un dramma psicologico a unità di tempo, luogo e azione. Un venerdì di pioggia, alle 18.23 precise, Shir (Tamar Alkan) si risveglia da un riposino nella casa coniugale che divide con Rami (Gilad Kahana) e si accorge che suo marito è scomparso portando a spasso il loro cane, e lasciando nell’appartamento il suo telefono e il suo portafoglio. Shir si spaventa e si mette, in uno stato di agitazione e d’inquietudine crescenti, a cercare una spiegazione a questa scomparsa (dov’è Rami? perché se n’è andato?) telefonando e ricevendo diverse visite: dei vicini, della polizia, degli amici in comune e del padre di Rami. Diverse altre persone si avvicenderanno nel corso di questa interminabile notte insonne di tormento e di attesa.

Sebbene Shir compaia in quasi tutte le 12 sequenze del lungometraggio, suddiviso in altrettante fasce orarie (attraverso la fotografia di Ziv Berkovich, che utilizza inquadrature ravvicinate all’attrice in una sorta di danza in huis clos di 90 minuti), The Man in the Wall è anche un ritratto dell’assente – Rami – attraverso ciò che i suoi cari dicono, ma soprattutto della coppia, che non sembra così idilliaca come l’inizio del film lascerebbe intendere. L’appartamento, e quello che vi si dice dentro, sveleranno i loro segreti?

The Man in the Wall (il cui titolo fa riferimento a una canzone molto nota in Israele, riprodotta nel film) è prodotto da Chilik Michaeli, Tami Leon e Avraham Pirchi di UCM Films e ha beneficiato del sostegno del New Israeli Fund for Cinema and TV e dell’Israeli Fund for Film Production. Il film è stato girato in sei giorni in un appartamento di Tel Aviv con un piccolo budget autoimposto di 100.000 euro, in una decina di take. Il film ha avuto la sua prima nazionale il 14 luglio, in occasione del Festival internazionale del film di Gerusalemme.

(Tradotto dal francese)

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