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Why Hast Thou Forsaken Me: l'esigenza di tracciare un limite

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- VENEZIA 2015: Nel suo film, la regista israeliana Hadar Morag racconta una storia complessa sull'assunzione della responsabilità delle proprie azioni

Why Hast Thou Forsaken Me: l'esigenza di tracciare un limite

Avvalendosi di un cast non professionista, nel suo primo lungometraggio, Why Hast Thou Forsaken Me [+leggi anche:
trailer
intervista: Hadar Morag
scheda film
]
, la regista israeliana Hadar Morag ci introduce alle responsabilità degli esseri umani attraverso il giovane palestinese Muhammad - un outsider sotto molti aspetti. E così Muhammad gira per le strade di Tel Aviv sulla sua bici BMX - quando nell'arrotino Gurevich sembra trovare ciò che stava cercando. Proprio come Muhammad, Gurevich è un uomo inquieto e, in un certo senso, tormentato. Il suo lavoro e la sua moto lo fanno passare dai macelli ai ristoranti gourmet, per affilarne i coltelli. Muhammad, in qualche modo affascinato dalla figura di questo spirito libero, lo segue. Una volta accettato e introdotto all'affilatura dei coltelli, scopre un segreto su Gurevich, simile al segreto che egli stesso teneva nascosto. Mentre uno dei due cede al suo corpo, l'altro traccia letteralmente una linea di confine - incisa nella carne. Dopo il suo cortometraggio Silence, proiettato al Festival di Cannes nel 2008 nella sezione Cinéfondation, il suo primo lungometraggio - una co-produzione israelo-francese tra Cassis Films e EZ Films - è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 72a Mostra del Cinema di Venezia, ed è incluso anche nella sezione Sala Web

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Durante Why Hast Thou Forsaken Me, la Morag opera diversi riferimenti religiosi, a cominciare dal titolo e dalla citazione d'apertura: "E se la tua mano destra ti offende, tagliala e gettala via, perché è meglio che uno dei tuoi arti perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo finisca negli inferi." Concentrandosi le immagini successive sui dettagli del corpo, il paragrafo tratto dal Nuovo Testamento (spesso letto come un riferimento alla masturbazione) rimane in testa allo spettatore, lasciandolo in un'atmosfera di disagio. Una delle prime immagini mostra i primi piani delle mani di Muhammad al lavoro in un panificio. La scena è accompagnata dai rumori assordanti di macchinari rumorosi. Le immagini delle mani che lavorano sono cruciali per la storia, non solo mentre osserviamo Muhammad masturbarsi, ma anche quando in seguito vediamo primi piani ripetuti delle mani di Gurevich e Muhammad che affilano i coltelli. Il senso di disagio rimane per tutto il film - intensificato da un sonoro che viene continuamente interrotto dal forte rombo delle macchine, come il ronzio ricorrente del motore della smerigliatrice.

Per parlare di Why Hast Thou Forsaken Me bisogna parlare delle sue immagini - e soprattutto della rappresentazione della corporeità e del lavoro fisico. Quasi senza dialoghi, il film racconta il rapporto speciale che si instaura tra Muhammad e Gurevich. Quest'ultimo sembra man mano diventare una sorta di modello per Muhammad, come si nota da una scena che li ritrae entrambi durante una pausa sigaretta mentre Muhammad copia giocosamente ogni mossa di Gurevich. Ma arriva il momento in cui Muhammad dimostra di essere quello che agisce, assumendosi così la responsabilità delle sue azioni e del suo corpo. A tratti misticamente enigmatico, Why Hast Thou Forsaken Me non è un film leggero, e mostra i retaggi degli studi precedenti di Teologia e Filosofia della regista.

Come parte del catalogo Sala Web di Venezia, Why Hast Thou Forsaken Me sarà disponibile online dall'8 al 13 settembre qui.

(Tradotto dall'inglese)

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