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Behemoth: la bestia che è la civiltà

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- VENEZIA 2015: Zhao Liang torna a Venezia con un documentario Divina Commedia - un viaggio nell'inferno creato dalla civiltà

Behemoth: la bestia che è la civiltà

Il pluripremiato regista, scrittore e direttore della fotografia cinese Zhao Liang presenta un altro documentario coraggioso sull'ingiustizia sociale alla Mostra del Cinema di Venezia: Behemoth [+leggi anche:
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. Con le sue opere precedenti, il regista ha presenziato a festival importanti come Cannes nel 2009 con il documentario Petition e la Berlinale nel 2011 con Crime and Punishment. Il suo lavoro include anche video installazioni esibite nei musei e nelle mostre di tutto il mondo. La versione lunga di cinque ore di Petition è stata proiettata al MoMA di New York nel 2013.

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Con Behemoth, il regista intraprende un viaggio negli inferi, proprio come Dante fece prima di lui nella sua Divina Commedia. Il modello letterario fornisce la struttura per il viaggio del documentario attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso (distinti da schermi di colore rosso, grigio e blu). Analogamente al viaggio di Dante, il narratore è accompagnato da una guida che, nel caso di Zhao, lo porta in una miniera di carbone nelle praterie della Mongolia e, man mano che si avvicinano all'inferno, in una fonderia di ferro. Il Purgatorio mostra gli operai colpiti dalle malattie causate dal loro lavoro, in attesa della cura o della morte. Arrivando al Paradiso, il documentario mostra con sarcasmo a cosa è servita tutta questa sofferenza umana e questo sfruttamento delle risorse naturali: alla creazione di città fantasma piene di moderni e desolati grattacieli, risultato di un sogno immobiliare svanito.

Il film colpisce per le scene molto lunghe raffiguranti il paesaggio in tutta la sua ampiezza, mettendo in evidenza la portata della distruzione con l'erba verde delle praterie mongole in contrasto con le enormi montagne grigie di detriti della miniera. Behemoth, la bestia mistica creata da Dio, si incontra sotto diverse forme, come macchine costruite dall'uomo, che lavorano. Le immagini della miniera sembrano venire da un altro pianeta, con le macchine che svolgono il proprio lavoro come guidate da una mano magica. Nell'oscurità, l'aria è piena di nubi di polvere che fanno brillare le lucine rosse delle macchine ancora di più. Le sfumature di rosso, naturalmente, si intensificano man mano che il film si avventura giù per l'imbuto dell'inferno, verso i flussi luminosi color arancio del metallo fuso. La discesa si avverte assai intensamente grazie alla lunga sequenza di un ascensore che porta gli uomini sempre più in profondità nella miniera. Più in basso scendono, più assordante diventa il rumore delle trivelle e più forti le esplosioni dalla montagna che viene fatta a pezzi. Ogni scena audio-visivamente intensa è seguita da un episodio calmo e tranquillo in cui vediamo gli operai lavarsi a casa loro, mentre ritornano umani. Gli insistenti primi piani sui volti sporchi degli operai danno finalmente loro una presenza sullo schermo soddisfacente. Mentre le immagini dei lavoratori sono presentate con uno stile più da osservazione, gli episodi guidati da una voce narrante introducono più effetti visivi lavorando con la materialità del film e dividendo le immagini sullo schermo, come se lo spettatore stesse guardando attraverso un vetro rotto. 

Zhao Liang sceglie di lasciare che le immagini e il sonoro raccontino la storia del suo viaggio nell'avidità della civiltà, in quanto non esiste dialogo a parte qualche sporadico intervento della voce del narratore. E poi, non ci sarebbe altro da aggiungere. 

Questa co-produzione cino-francese con Arte France sarà trasmessa su Arte il 19 novembre ed è prodotta e venduta all'estero da INA.

(Tradotto dall'inglese)

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