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SAN SEBASTIÁN 2015 Nuovi registi

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Blush: la ribellione di una teenager alla ricerca di esperienze importanti

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- SAN SEBASTIÁN 2015: il primo lungometraggio del regista israeliano Michal Vinik, proiettato nella sezione Nuovi Registi, traccia un ritratto della gioventù alienata del suo Paese

Blush: la ribellione di una teenager alla ricerca di esperienze importanti

Si potrebbe argomentare che la forza diBlush, di Michal Vinik, film presentato nella sezione Nuovi Registi della 63a edizione del Festival del cinema di San Sebastián, risieda non tanto nella trama (un qualcosa di già visto al cinema), nel realismo delle sue performance o nelle vivide immagini che presenta, ma semplicemente nel luogo in cui si svolge il racconto: Israele. Un film che rappresenta il primo lungometraggio per il regista, che aveva già conquistato i favori della critica con il suo secondo cortometraggio Reality Check, attraverso il quale affronta alcuni dei suoi temi preferiti: la ricerca adolescenziale della libertà, la perdita della verginità, gli effetti della droga ecc.

Barash si sente sotto pressione. Un giorno, sua sorella Liora, segretaria di una basa militare, scompare, come aveva già fatto molte volte. I suoi genitori, invece, litigano quotidianamente. Per evadere da questa situazione, esce tutte le sere con i suoi amici a Tel Aviv, rifugiandosi nell’alcool e nella droga. Improvvisamente, compare Hershko. L’intensità di questa esperienza non solo travolge Barash, ma dà un significato nuovo alla sua vita.

Una volta visto Blush, è impossibile non pensare al lungometraggio di Abdellatif Kechiche, La vita di Adele [+leggi anche:
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, perché, proprio come Adèle, Naam Barash, la protagonista, si sente confusa e sperimenta l’amore omosessuale con la sua compagna di scuola Hershko. Le scene di sesso tra le due ragazze sono realizzate con dovizia di particolari e sono state girate con molta sensibilità. C’è grande bellezza nei due corpi, timidi e passionali, sul punto di scoprire qualcosa di nuovo e di profondamente diverso.

Blush non affronta il tema dell’innamoramento tra due ragazze e tutte le sue implicazioni. Semplicemente, cerca di riflettere su una gioventù annoiata e stanca (di cosa non lo sappiamo bene), ma ben cosciente dei vincoli sociali e goffa nelle relazioni umane.

Tuttavia, la narrazione perde vigore con lo scorrere del film. Risulta difficile immedesimarsi nei personaggi principali: un gruppo di amiche, le quali conducono una vita apparentemente agiata, che agisce con estrema forza e veemenza, odiando praticamente tutto quello che ha intorno. Sentono un bisogno impellente di drogarsi perché il loro Paese, Israele, ha poco da offrire e vogliono quindi fuggire dalla realtà alienandosi da essa. Ma che cosa sarebbe successo se Blush fosse stato ambientato a Madrid, Copenhagen o Amsterdam, per esempio? Una domanda che è bene prendere in considerazione.

Il film è prodotto dalla casa israeliana Lama Films e venduto a livello internazionale da M-Appeal, la cui sede si trova in Germania.

(Tradotto dallo spagnolo da Michael Traman)

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