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Addio a Chantal Akerman, grande autrice del cinema moderno

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- La regista, esponente di spicco del cinema sperimentale dagli anni ‘70 e l’uscita di Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles, è scomparsa il 5 ottobre scorso

Addio a Chantal Akerman, grande autrice del cinema moderno
La regista Chantal Akerman

La regista belga Chantal Akerman, figura imprescindibile del cinema d’autore mondiale, è deceduta lunedì sera. Il suo primo lungometraggio, Jeanne Dielman, 23, Quai du commerce, 1080 Bruxelles, realizzato dopo essere uscita dall’INSAS, è uno schock estetico che fa il giro del mondo. Vi descrive minuziosamente la vita quotidiana di una donna, la ripetizione alienante dei gesti domestici ma anche  la reclusione in riferimento a sua madre che ha conosciuto i campi di concentramento. Un film che continua a ispirare i suoi colleghi. Qualificato all’epoca come sperimentale, è considerato oggi un riferimento a livello internazionale in materia di cinema di creazione. Il British Film Institute lo ha inserito nella lista dei cinquanta migliori film di tutti i tempi.

Chantal Akerman ha diretto più di quaranta film. Nel corso della sua carriera, ha percorso in parallelo diverse strade. In una vena spesso sperimentale, alterna finzione e documentario (in particolare la trilogia documentaria D’Est (1993), Sud (1999), De l’Autre côté (2002)), inventando il proprio linguaggio cinematografico. Sfuma i confini, che siano narrativi o di genere, e si distingue anche come artista plastica, esponendo in appuntamenti prestigiosi come la Biennale di Venezia.

Nel 1968, realizza il suo primo cortometraggio, da autodidatta (Saute ma ville). A 21 anni, va a vivere a New York, e in seguito non smetterà più di navigare tra i continenti, dividendosi tra Bruxelles, Parigi e gli Stati Uniti. Cineasta nomade, gira in Polonia, Messico, Malesia, Israele. Esplora i luoghi e le forme, adattando Proust (La Captive) e Conrad (La Folie Almayer [+leggi anche:
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), misurandosi con la commedia musicale, filmando sua madre, consegnando allo spettatore lettere e diari. Il suo ultimo film, No Home Movie [+leggi anche:
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, era dedicato a sua madre, figura centrale della sua filmografia, sorta di fil rouge di un cinema dell’intimo. In I Don’t Belong Anywhere - le cinéma de Chantal Akerman, il documentario che la ha dedicato di recente Marianne Lambert, torna a parlare dell’importanza di questa figura, del modo in cui attraversa più o meno tutti i suoi film. In questo documentario, Gus Van Sant racconta lo schock estetico provato davanti alla visione di Jeanne Dielman, del modo in cui l’approccio quasi architettonico del personaggio l’abbia ispirato e lo ispiri tuttora, in particolare per il suo film Last Days, confermando così l’influenza di Chantal Akerman sul cinema moderno.

(Tradotto dal francese)

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