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Welcome Home, l’arte della fuga di Philippe de Pierpont

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- Variazione su una fuga adolescenziale che finisce male, il film si avvale della performance incandescente dei suoi due attori in stato di grazia

Welcome Home, l’arte della fuga di Philippe de Pierpont

Lucas (Martin Nissen) si sente estraneo in casa sua. Sua madre, risposatasi da poco, ha appena avuto un bambino e Lucas vede di cattivo occhio questo nuovo arrivato che stravolge gli equilibri già precari del suo focolare. Già in rotta, Lucas non riesce più a comunicare con sua madre, presa dai bisogni pressanti del bebè. I suoi rapporti fuori casa non vanno granché meglio. A Lucas piace una delle sue compagne di classe, ma quando cerca di dirglielo, lei lo prende in giro. Bert (Arthur Buyssens) vigila sul suo amico Lucas e non esita a rimbrottare queste adolescenti un po’ troppo sicure di sé. Anche Bert, che è un po’ più grande di Lucas, ha la sensazione di soffocare e non sopporta più l’oppressione dei genitori. Alla fine, Lucas e Bert si chiedono se non ci sia un modo per uscire da questa "commedia umana" e vivere la loro giovinezza al di fuori delle convenzioni sociali. Cambiano quindi nome, si ribattezzano Bee e Lucky, si sbarazzano degli orpelli familiari e si mettono in marcia. Ma a errare senza meta, si perde presto la bussola. I due ragazzini si introducono in case vuote, entrano in vite che non sono le loro, mangiano nelle cucine degli altri, dormono nei loro letti, bevono nelle loro cantine. Ma la noia è dietro l’angolo e le tensioni tra i due amici cominciano a crescere. Al primo incidente, la solidarietà tra i ragazzi verrà rimessa in discussione. Mentre Lucas esita, Bert entra inavvertitamente in una casa occupata. 

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L’adolescenza ribelle e fuggitiva è un tema prediletto al cinema, non è facile quindi declinare questo tema visto e rivisto, ma Philippe de Pierpont ci riesce in Welcome Home [+leggi anche:
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– proiettato al Festival Internazionale del Film Francofono (FIFF) di Namur – in modo ammirevole. Rimaniamo attaccati quasi nostro malgrado a Lucas e Bert, in particolare grazie all’interpretazione del tutto spontanea e intensa di Nissen e Buyssens, sempre giusti e originali. Li accompagniamo nella loro traiettoria caotica. All’inizio non ci si aspetta il peggio – nessun sensazionalismo nell’approccio di De Pierpont – prevale bensì la volontà di illustrare gli indugi di Lucas e Bert, di permettere allo spettatore di cogliere con o prima di loro le fluttuazioni del loro stato d’animo. Più che una semplice illustrazione di un episodio di ribellione adolescenziale, Welcome Home è un inno alla libertà, accompagnato da una riflessione sul prezzo di questa libertà e il peso della responsabilità.

Welcome Home è prodotto da Iota Production (che aveva già prodotto il primo lungometraggio di Philippe de Pierpont, Elle ne pleure pas, elle chante [+leggi anche:
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scheda film
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) e A Private View, in coproduzione con Mollywood & Proximus, con l’aiuto del Centre du Cinéma et de l'Audiovisuel de la Fédération Wallonie Bruxelles e di Voo, del Vlaams Audiovisueel Fonds e il sostegno del Tax Shelter del Governo Federale del Belgio.

(Tradotto dal francese)

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