Quello che so di lei (2017)
Bigfoot Junior (2017)
The Party (2017)
Western (2017)
Que Dios nos perdone (2016)
L'altro volto della speranza (2017)
Out (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

FILM Spagna

email print share on facebook share on twitter share on google+

Amama: radici profonde

di 

- Il primo lungometraggio di finzione di Asier Altuna in solitario è al contempo un bella ode d’amore alla tradizione e un ritratto del conflitto tra generazioni

Amama: radici profonde

Un uomo corre angosciato nel bosco: porta sulle spalle un’anziana signora mentre trascina una corda senza fine… L’intrigante, bella, potente e molto simbolica prima scena di Amama [+leggi anche:
trailer
intervista: Asier Altuna
scheda film
]
detta il tono, l’intenzione e lo stile narrativo del primo lungometraggio di finzione (in precedenza, nel 2005, ha girato insieme a Telmo Esnal Aupa Etxebeste! e nel 2011, da solo, il documentario Bertsolari [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
) di Asier Altuna (Bergara, Gipuzkoa, 1969), presentato alla 63a edizione del Festival Internazionale di San Sebastian. Parlato in euskera, è stato, dopo Loreak (Flores) [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
, il secondo film con questa caratteristica a competere nella sezione ufficiale della manifestazione, dove si è aggiudicato il premio Irizar al cinema basco (leggi la news).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Amama, fin dai suoi primi fotogrammi, rinuncia alla narrativa standard e ai discorsi esplicativi per puntare sugli sguardi, i silenzi e la simbologia. Sono le immagini estetiche e il suo agile montaggio a narrare e a significare tanto quanto i dialoghi. Per questa via conosceremo una famiglia che vive in un piccolo villaggio in mezzo alla natura nordica: la tradizione vuole che il figlio più dotato erediti la proprietà e la mantenga integra, ma quando lui decide di emigrare, i dubbi attanagliano il padre, un corpulento e poco comunicativo uomo di campagna, il quale fa fatica ad accettare i cambiamenti che, così rapidamente, portano i tempi moderni. La responsabilità ricadrà quindi su Amaia (Iraia Elías), nata dal matrimonio di Tomás (Kándido Uranga) e Isabel (Klara Badiola), ma la ragazza si dibatte tra la vita urbana e quella rurale, le sue inquietudini artistiche e i vincoli ancestrali che la legano alla terra, scontrandosi frontalmente con il temperamento autoritario di suo padre.

Questo dramma straziante altamente metaforico parla di determinismo familiare, ruoli imposti e mondi autosufficienti prossimi all'estinzione. Altuna (co-sceneggiatore insieme al suo collega Telmo Esnal) conosce perfettamente quello che racconta, poiché è nato e cresciuto in uno di questi piccoli agglomerati di case alimentati dall’unità familiare, senza alcun bisogno di ricorrere all’esterno. Qui il peso dell’eredità è una zavorra di cui non ci si potrà mai disfare, e quella prima immagine del film lo rappresenta con un lirismo, una magia e una sensibilità straordinari.

La fotografia – con inserti girati in super 8 come un album familiare – di Javier Aguirre Erauso riproduce gli scenari naturali dei monti di Artikutza dove è stato girato il film, e la musica a tratti lacerante di Javi P3z e Mursego enfatizza gli stati d’animo che attraversano i personaggi principali: questo padre e questa figlia che, pur vivendo in mondi ogni giorno più distanti, faranno lo sforzo di intendersi, amarsi e rispettarsi. Tutto ciò davanti allo sguardo attento e silenzioso della nonna (Amparo Badiola) che dà il titolo a questo film pieno di verità, nostalgia e amore, quelli nutriti dal suo regista (leggi l’intervista), il che non impedisce che il suo messaggio abbia presa anche fuori i Paesi Baschi.

(Tradotto dallo spagnolo)

Leggi anche

Film Business Course
WBImages Locarno
 

ultime notizie

 

altre news

Newsletter

Follow us on

facebook twitter rss