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Il genere e l’audacia al centro del dibattito

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- Il mondo del cinema francese s’interroga sul contenuto dei suoi film attorno all’asse del finanziamento che rappresenta Canal+

Il genere e l’audacia al centro del dibattito
Gli Incontri Cinematografici di Digione (©Unifrance)

Appuntamento che permette di fare un check-up sulle tendenze profonde in atto in tutta la filiera della settima arte in Francia, i 25esimi Incontri Cinematografici organizzati da L’ARP (società civile degli Attori-Registi-Produttori) a Digione dal 22 al 24 ottobre, hanno tracciato il quadro di una situazione ricca di incertezze. In effetti, se la struttura del modello francese di finanziamento della produzione resta molto solida e la frequentazione delle sale rimane a un livello elevato, i fenomeni di distruzione del valore che impattano sull’economia delle emittenti tradizionali della televisione e del video renderebbero il futuro quantomeno oscuro, visto che le fonti di finanziamento sostitutive non danno per ora garanzie di volumi equivalenti. Inoltre, i pre-acquisti di Canal+, motore principale del cinema francese, restano particolarmente cruciali e le conseguenze delle recenti rivoluzioni dell’organigramma del gruppo (leggi l’articolo) vengono esaminate attentamente.

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Presente a Digione, Maxime Saada, il nuovo direttore generale, ha dato qualche indizio sulle intenzioni editoriali di Canal+ nell’ambito dell’accordo con il cinema francese rinnovato lo scorso maggio per cinque anni (news). “Sono un po’ preoccupato perché le line-up degli studi americani mostrano una tendenza netta: film di supereroi, per adolescenti. Ora, i nostri abbonati non sono adolescenti. Quindi bisogna fare un cinema adulto, intelligente e diverso. E c’è anche una sorta di complesso o di autocensura nel cinema francese in materia di film d’azione, gialli, avventura, anche se non si tratta di fare film americani”. Un discorso sostenuto da Cécile Gaget, la direttrice delle vendite internazionali di Gaumont, che ha insistito sulla mancanza di film francesi di genere da dieci anni, mentre questo tipo di lungometraggi è molto apprezzato in tutto il mondo. Peraltro, ha aggiunto, “sul genere, le serie televisive sono molto audaci e funzionano molto bene, anche quando sono molto frammentate, come lo dimostra The Walking Dead”. Tuttavia, i due relatori non hanno mancato di sottolineare che le opere di genere hanno collezionato insuccessi nelle sale francesi, ciò spiega perché il rubinetto delle proposte si è inceppato. Inoltre, secondo il regista Michel Hazanavicius, “le opere prime francesi sono spesso commedie romantiche e “buddy movie” poiché esiste un desiderio di conformità e la volontà di fare film di cui si ha la certezza che saranno finanziati. D’altra parte gli americani hanno imposto un livello molto alto e sono riusciti a creare una sorta di mitologia attorno agli attori che sono diventati figure di genere”.

Questa spinosa riflessione sul cinema di genere in Francia non è nuova, ma questa volta potrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso se Canal+ insistesse in questo senso, cosa che influenzerebbe l’intero volto della produzione nazionale, visto il peso di questa emittente sull’insieme del finanziamento. Un’evoluzione da seguire da vicino in un contesto generale in cui Vincent Bolloré, la vera guida di Canal+ tramite il proprietario Vivendi, ha intrapreso un’operazione di persuasione delle organizzazioni professionali del cinema francese promettendo loro d’investire nei loro film al di là degli obblighi legali e facendo intravedere un grande sviluppo internazionale su molteplici emittenti. Un discorso evidentemente ben accolto, ma che ora chiede di essere messo in pratica dall’insieme dei professionisti che fa appello a opere audaci, ma la definizione di audacia sia da una parte che dall’altra resta ancora aperta a diverse interpretazioni.

(Tradotto dal francese)

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