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C’est l’amour: fuga dal naturalismo

di 

- Il veterano ma sempre giovanile Paul Vecchiali lancia in Europa il suo ultimo film che, come tutta la sua eterogenea filmografia, sfida convenzioni, stili e correnti narrative

C’est l’amour: fuga dal naturalismo
Astrid Adverbe e Pascal Cervo in C’est l’amour

Alla prima proiezione nel Vecchio Continente di C’est l’amour [+leggi anche:
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, tenutasi ieri sera nella sezione ufficiale fuori concorso del XII Festival del Cinema Europeo di Siviglia (“la città più bella del mondo”, secondo Paul Vecchiali), il cineasta ha ricordato come, a un festival di Cannes, Bresson venne accolto con un lungo applauso prima della proiezione di uno dei suoi film, ma anche come alla fine della stessa solo lui, ex critico cinematografico, fosse rimasto in sala. Una cosa simile è avvenuta la notte scorsa in una delle platee più grandi del Nervión Plaza, epicentro della manifestazione: le diserzioni si sono andate moltiplicando mano a mano che avanzava il film che, come sta dimostrando la retrospettiva dedicata proprio al maestro francese in corso a Siviglia, non segue canali cinematografici abituali e standardizzati, e costringe lo spettatore a uno sforzo e a un abbattimento di ogni pregiudizio tali da poter sconcertare o persino irritare. Pertanto, chi è rimasto ad assaporare per intero la sfida di questo regista poco conosciuto in Spagna, ha potuto esplorare le incredibili complessità del suo universo peculiare e impulsivo, frutto di una libertà creativa assoluta.

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C’est l’amour si apre con lo stesso Vecchiali che parla alla cinepresa e introduce il tema del film, che come indica il suo titolo, non è altro che la passione... o la paura di perderla. In seguito conosceremo Odile (incarnata da Astrid Adverbe, che torna a lavorare con questo iconoclasta uomo di cinema dopo Nuits blanches sur la jetée [+leggi anche:
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) che intuisce l’infedeltà di suo marito e decide di vendicarsi consegnandosi a Daniel, un attore che convive con un militare ritiratosi dopo essere stato colpito a una gamba.

Un umorismo raffinato percorre questo film in cui lo spettatore è parte attiva: in due occasioni, Vecchiali mostra uno stesso dialogo fra due personaggi, fissando la camera prima su uno e poi sull’altro... affinché lo spettatore faccia il montaggio a suo piacimento. Nel finale, inoltre, manca una conclusione, in modo che siamo noi a dover scegliere tra le diverse spiegazioni che ascoltiamo.

Con la collaborazione di Noël Simsolo – cui è dedicato il film – e con una sceneggiatura scritta da Vecchiali, che si autoproduce attraverso la sua compagnia Dialectik insieme a Shellac SudC’est l’amour si apre con dei titoli di testa scritti col sangue e sotto forma di un treno che passa, sciorina dialoghi con frasi memorabili (“Posso accettare che mi inganni, non che mi dica bugie”), contiene scene musicali sensualmente liberatorie e impiega colori intensi di un forte simbolismo.

Già uscito in Argentina e Brasile, il film è stato girato con camere digitali lo scorso maggio e dopo averlo visto, come assicura Vecchiali, “lo spettatore se ne va con i compiti a casa”: per questo può risultare tanto sconcertante quanto rabbiosamente moderno e, senza dubbio, audacemente trasgressivo.

(Tradotto dallo spagnolo)

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