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Occupy the Pool, momenti sospesi tra luce e ombra

di 

- Con Occupy the Pool l’artista franco-svizzero (nato a Seul) Kim Seob Boninsegni ci regala un ritratto sincero della generazione Y

Occupy the Pool, momenti sospesi tra luce e ombra
Occupy the Pool di Kim Seob Boninsegni

Presentato in prima mondiale (competizione internazionale) al Geneva International Film Festival Tous EcransOccupy the Pool [+leggi anche:
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, del poliedrico artista franco-svizzero Kim Seob Boninsegni propone un ritratto diretto e acidulo della gioventù contemporanea.

Pensato come un’immersione all’interno di un gruppo di giovani appartenenti a quella che potremmo definire come generazione Y, Occupy the Pool descrive con minuzia chirurgica le relazioni che si tessono tra i personaggi. Insieme cominciano un viaggio collettivo verso un futuro sempre più incerto, tra feste che si vorrebbero infinite e relazioni al contempo instabili e fusionali. Boninsegni segue un gruppo di giovani che cercano nell’euforia del momento un antidoto all’apatia del reale.

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Occupy the Pool è un racconto fittizio di una generazine ben reale, ipertecnologica e iperattiva ma comunque fragile e in equilibrio precario tra spensieratezza e angoscia. La loro sfera privata, la loro intimità si annulla (volontariamente) per fare posto a un’ipotetica famiglia ricostruita dove la collettività domina sovrana. Kim Seob Boninsegni segue gli attori non professionisti di Occupy the Pool (per la maggior parte membri attivi della comunità culturale e artistica ginevrina) dal 2010, anche se le riprese del film sono durate solo due settimane. La relazione che si crea tra regista e attori è forte, a tratti fusionale, sorta di progetto artistico ibrido dove la realtà si mescola alla finzione. Il film si concentra soprattutto sul legame comunitario che unisce gli attori, sui momenti chiave dove la forza a tratti distruttiva della loro amicizia raggiunge una sensibilità a fior di pelle.

Occupy the Pool può essere considerato come un progetto artistico ibrido che si posiziona in equilibrio tra arte contemporanea e cinema. La camera bracca i protagonisti in un andirivieni seducente di scene euforiche e calme, collettive e intime. Quello che conta veramente è il vissuto dei personaggi, la loro personale visione del “branco”, sorta di famiglia di sostituzione che vorrebbe metterli al riparo da una società troppo distante e indifferente, o per lo meno inadeguata. I protagonosti di Occupy the Pool sembrano in effetti tagliati fuori dal mondo, come se una bolla li proteggesse dalla cruda realtà. Boninsegni crea un mondo sospeso dove i club e le notti senza fine si trasformano in necessaria e frenetica quotidianità.

Occupy the Pool ricorda a tratti l’universo artistico di Larry Clark, portaparola statunitense di giovani che hanno deciso di vivere, ognuno a modo loro, al di fuori della società. Quello che li differenzia è però il rapporto che si instaura tra la camera e il corpo dei protagonisti. Nel film di Boninsegni la sensualità (o forse sarebbe meglio parlare di sessualità) è pressoché assente, solo brevemente suggerita. Quest’aura “asessuata” che aleggia su Occupy the Pool è emblematica di una generazione che intrattiene con il proprio corpo un rapporto a tratti clinico, utilitario. Il piacere è ricercato più in uno stile di vita comunitario, nella forza ipnotica dei loop della musica elettronica piuttosto che in un legame intimo tra i corpi. Da questo punto di vista i giovani attori del film di Boninsegnisi avvicinano più alla generazione punk che a quella hippie dei loro genitori. Dei corpi meccanici in una società tecnologica, forse è (anche) questo il futuro che ci attende.

Occupy the Pool è venduto nel mondo da Paul-Aymar Mourgue D'Algue.

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