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Call Me Marianna: il ritratto toccante di una lotta continua

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- Il primo film-documentario di Karolina Bielawska sarà presentato nella sezione Forum del Tallinn Black Nights Film Festival

Call Me Marianna: il ritratto toccante di una lotta continua

Il secondo film-documentario di Karolina Bielawska, Call Me Marianna [+leggi anche:
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, ha vinto tre premi al Festival Internazionale del Cinema di Cracovia, prima di portare a casa il Premio Zonta Club a Locarno per registi i cui film contribuiscono in modo particolare alla promozione della giustizia, della solidarietà e di un atteggiamento etico. Ora è di scena nella sezione Forum del Tallinn Black Nights Film Festival.

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Dapprima vediamo Marianna come una donna attraente sulla quarantina. Vive da sola con un gatto. Ma nelle prime fasi del film vediamo anche che Marianna è costretta su una sedia a rotelle, quasi incapace di parlare, con la mano sinistra immobile; eppure sta lavorando a un'opera teatrale con due attori.

Marianna era un uomo ed è ora alle prese con la terapia ormonale e le procedure giurisdizionali con la sua famiglia. In Polonia, per cambiare sesso, è necessario il permesso dei genitori, indipendentemente dall'età. Così Marianna ha dovuto citare in giudizio il padre e la madre per potersi sottoporre a un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso, cosa che desidera più di ogni altra al mondo.

Sembra che stia per vincere la battaglia - ottiene il permesso e l'intervento chirurgico a Danzica va bene; incontra un uomo che la accetta per ciò che è, ma dei problemi inaspettati intralciano il suo cammino. Basti dire che il prezzo per stabilire la sua identità sessuale è molto alto per Marianna.

Il concept del film si divide in puro documentario sulla protagonista e quello sul suo lavoro a teatro, tramite il quale affronta il suo passato. È stata sposata per 25 anni e ha due figli, e sta ora cercando di ristabilire un contatto con Kasia, l'ex-moglie. Tale struttura serve sia ad avvicinarci a Marianna che ad avere una visione chiara dei problemi che i transgender devono affrontare. Ad esempio, la situazione con i suoi genitori è a dir poco prevedibile nella cattolicissima Polonia, ma il fatto che Marianna sia rimasta una persona molto religiosa in realtà non lo è.

Cosa ancora più importante, sebbene ci si aspetti resistenza da genitori anziani e tradizionalisti, sembra che l'intera società faccia ostracismo a Marianna, o almeno questa è la sensazione che evinciamo dal film. Non ci sono scene di avversione esplicita, ma per la maggior parte del film Marianna è da sola. Ha una ragazza che appare di tanto in tanto, ma si reca e torna dall'intervento chirurgico a Danzica da sola. La sua vita solitaria con un gatto (che fa sempre le fusa) non allevia di certo la sensazione.

Call Me Marianna è un documentario toccante, a tratti preoccupante - e in diversi casi devastante - su un tema che certo non passerà di moda nell'immediato. Per quanto vorremmo congratularci con noi stessi per la mentalità aperta della società che abbiamo costruito, dobbiamo solo pensare a Marianna e renderci conto che la lotta andrà ancora avanti per un bel po'.

Call Me Marianna è una co-produzione tra Studio Fimowe Kalejdoskop e l'emittente nazionale polacca, TVP. La londinese Film Republic gestisce i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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