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Moira: i fili del destino

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- Ambientato sulla costa georgiana del Mar Nero, l’ultimo film di Levan Tutberidze è un racconto cupo su una famiglia disgregata che cerca di ricostruire la propria vita

Moira: i fili del destino
Paata Inauri in Moira

Dopo essere stato selezionato come rappresentante della Georgia per gli Oscar 2016, e dopo la sua prima mondiale nella Sezione ufficiale del Festival di San Sebastian, Moira [+leggi anche:
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di Levan Tutberidze, ha ottenuto un ulteriore riconoscimento nell’essere stato selezionato come film d’apertura della 16ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Tbilisi (leggi la news). Il film narra gli sforzi di una famiglia disgregata, i cui membri cercano di confrontarsi con un futuro molto poco allettante, e allo stesso tempo esplora diversi concetti come il sacrificio e il castigo, in una società afflitta dalla criminalità e da una sensazione d’insicurezza costante. Moira è una produzione di Cinetech Film, scritta da Tutberidze, Davit Pirtskhalava e Giorgi Kobalia.

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La sequenza iniziale del film ci mostra il giovane Mamuka (Paata Inauri), da poco uscito dal carcere dopo una detenzione di cinque anni. Quando torna nella sua città natale sulla costa della Georgia, ansioso di riprendersi la sua vita, si ritrova davanti a un quadro desolante: le conseguenze della povertà, la malattia e la disperazione. Suo padre (Zaza Magalashvili), un tempo lavoratore instancabile nel porto locale, è ora confinato su una sedia a rotelle, dopo un attacco di cuore; sua madre (Keti Tskhakaia) è praticamente assente, lavorando come cantante in Grecia; suo fratello minore, Shota (Giorgi Khurcilava), oltre ad aver da poco perso il lavoro, ha cominciato a imboccare la stessa strada che aveva portato Mamuka dietro le sbarre. Deciso a cambiare la situazione, Mamuka decide di comprare un’umile barca da pesca (che battezza Moira, in onore della dea greca) e cerca con essa di guadagnarsi da vivere e aiutare economicamente la sua famiglia. Ma malgrado tutti i suoi sforzi, il giovane non riesce a tenere suo fratello lontano dalle cattive compagnie, e non riesce a impedire che entrambi si imbarchino in situazioni pericolose alle quali sembrano predestinati.

Tutberidze offre un racconto solido e forte, la cui storia e temi principali ricordano quelli delle tragedie classiche, anche se a volte non riesce a mantenere lo stesso livello di qualità anche nelle trame parallele (come la storia d’amore di Shota, il passato di Mamuka prima di entrare in carcere, o la vita segreta che conduce sua madre all’estero). Moira è innanzitutto un intenso dramma familiare, centrato sulle relazioni tra i diversi personaggi principali e le decisioni che sono disposti a prendere per proteggersi a vicenda, confrontandosi anche con i fili di un destino crudele. Il Mar Nero si converte in uno straordinario sfondo, magistralmente ripreso dal direttore della fotografia, Gorka Gómez Andreu, che finisce per mischiarsi con la colonna sonora di Nuri Abashidze per creare un’atmosfera di malessere permanente. La convincente interpretazione di Inauri riesce a guidare in maniera brillante tutta la narrazione, sebbene questa si trasformi a volte in una storia di criminalità poco sviluppata, creata fondamentalmente per supportare quegli snodi della sceneggiatura che porteranno il protagonista verso la sua inesorabile, e anche prevedibile, conclusione finale. 

(Tradotto dall'inglese)

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