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La classificazione delle opere messa in questione

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- L'annullamento in sede giudiziaria del permesso di diffusione di La vita di Adele riporta in primo piano il dibattito sulla classificazione

La classificazione delle opere messa in questione
Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux in La vita di Adele

Dopo gli episodi Nymphomaniac [+leggi anche:
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, due film che avevano visto attaccate in sede giudiziaria le decisioni della commissione di classificazione delle opere, con il conseguente innalzamento del divieto, è il turno della Palma d’oro a Cannes 2013 La vita di Adele [+leggi anche:
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di subire l’attivismo dell’associazione Promouvoir, considerata vicina a migliaia di cattolici integralisti. Rigettata in primo grado nel settembre 2014, la richiesta di annullamento del permesso di diffusione del film (che fino a quel momento era stato vietato ai minori di 12 anni, con un messaggio di avvertimento), l’associazione ha proseguito l’iter giudiziario e ha vinto presso la corte amministrativa d’appello di Parigi, che ha chiesto al Ministro della Cultura (che è ricorso in appello) di procedere al riesame della domanda di permesso entro due mesi. 

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Affrontato lo scorso ottobre in occasione di un dibattito durante gli Incontri Cinematografici di Digione, il tema della classificazione deve pesare sulla bilancia della libertà dei creatori e la protezione dei minori. Un equilibrio che non è facile da raggiungere quando il divieto può raggiungere i 18 anni in caso di “scene di sesso non simulate” (cosa non sempre facile da stabilire) o di “forte violenza” (ambito altrettanto vago).

Al di là delle valutazioni morali che possono essere sempre motivo di discussione (soprattutto sull’adolescenza, la diffusione e l’accesso alle immagini nel mondo contemporaneo, i tabù, ecc…), la questione attuale per l’industria cinematografica è soprattutto economica nella misura in cui i diffusori e distributori dei film hanno bisogno di certezze e misure di classificazione definitive per poter investire. Così, ad esempio, la trasmissione in tv di un lungometraggio vietato ai minori di 16 anni avviene dopo le 22:30 e quella di uno vietato ai minori di 18 soltanto sulla pay tv tra mezzanotte e le 05:00. Come sottolineava Vincent Maraval (Wild Bunch) a Digione, “senza una decisione definitiva ci autolimiteremo e autocensureremo”.

Una convinzione condivisa dall’ARP (Società Civile di Autori-Registi-Produttori), che ha sottolineato ieri “l’urgenza di rivedere in profondità il nostro sistema di classificazione dei film” e stima che “non possiamo lasciare inalterato un sistema che espone ogni film a tali rischi giuridici, così come non possiamo essere soddisfatti nel vedere la cultura e la libertà di creazione sottomesse a un giogo di tendenze moraliste”. Un tema che deve essere presto chiarito da un rapporto sulla riforma della classificazione che il consigliere di stato Jean-François Mary dovrà consegnare al ministro.

(Tradotto dal francese)

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