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Le Grand Jeu: "Lettera da lontano" e manipolazioni

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- Operazione di destabilizzazione politica per André Dussollier e Melvil Poupaud. Un’opera prima promettente di Nicolas Pariser

Le Grand Jeu: "Lettera da lontano" e manipolazioni
André Dussollier e Melvil Poupaud in The Great Game

"Il mio lavoro consiste nel rendere diversi servizi. È abbastanza complicato. La Repubblica funziona in gran parte grazie a noi”. “Lo spazio pubblico non esiste: lo si orienta, lo si realizza con piccoli gesti. È solo la parte visibile di una rete d’influenze economiche, strategiche”. È questo il credo di uno dei protagonisti del primo lungometraggio di Nicolas Pariser, Le Grand Jeu [+leggi anche:
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, scoperto a Locarno, presentato ieri nella sezione Playtime del 7° Festival del Cinema Europeo di Les Arcs e che Bac Films lancerà domani nelle sale francesi, un’opera prima promettente che naviga tra i misteri della disinformazione nelle stanze riservate dello Stato e il ritratto di un giovane quarantenne di fronte alla necessità di andare oltre le illusioni rivoluzionarie, ormai svanite, della sua gioventù.

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Pierre (Melvil Poupaud) ha conosciuto il successo dieci anni indietro con un primo romanzo a cui non ha dato un seguito. Divorziato, inattivo, al verde e solitario, vive in una piccola mansarda di Parigi nel totale disprezzo del mondo e non la smette di tormentare l’ex moglie: “A vent’anni questo ti fa assomigliare a Rimbaud, a 40 a un vecchio straccione”.

Questa esistenza sospesa viene cambiata da Joseph (André Dussollier), un uomo affabile e intrigante, incontrato apparentemente per caso. Ma non è così, come Pierre avrà modo di scoprire all’incontro successivo. Joseph ha un piano: “Uno Stato moderno è in tensione permanente. Fazioni opposte sono in lotta. Siamo alla vigilia di una guerra invisibile. Affari economici…Nelle prossime settimane annienterò il ministro dell’interno e i suoi alleati”. Qual è il ruolo di Pierre in tutto questo? Compilare un registro dell’insurrezione con un unico obbligo: denunciare le violenze sulle persone e incoraggiare i sabotaggi. Una missione pagata che lo scrittore, che durante la gioventù familiarizzava coi gruppi di estrema sinistra, accetta e compie, pubblicando “Lettera da lontano” sotto lo pseudonimo di Censor. Ma Joseph “non è in grado di fermarsi” dati i suoi successi e l’affare si trasforma velocemente in qualcosa di pericoloso per Pierre, che deve nascondersi in una comunità di sinistra per poi esiliarsi in Inghilterra, senza però che le minacce svaniscano…

Utilizzando il genere del thriller di spionaggio politico poco utilizzato dal cinema francese, Nicolas Pariser, chiaramente ispirato dal caso Tarnac (che dominava la cronaca nel 2008) crea un mix aritmico di peripezie romanzesche (riferimento a Stevenson) e di atmosfere più tranquille, alternando sequenze silenziose e calme, dialoghi lunghi e molto densi e scene d’azione pure. Traendo il meglio dai suoi due eccellenti protagonisti affiancati da Sophie Cattani, il film rivela un cineasta dotato di un affinato senso del controtempo e dà un certo spessore “intellettuale” al suo intrigo senza tuttavia cercare di chiarirlo. Un’attrazione per le zone di chiaroscuro che spiega qualche scorciatoia della sceneggiatura senza conseguenze, e che fa augurare al regista un proseguimento di carriera che attendiamo con curiosità.

(Tradotto dal francese)

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