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Bodkin Ras: un esperimento docu-narrativo che esprime un messaggio umanitario

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- L'artista olandese Kaweh Modiri sfrutta la forza del documentario per raccontare una storia di finzione

Bodkin Ras: un esperimento docu-narrativo che esprime un messaggio umanitario

La sezione Bright Future del 45° International Film Festival Rotterdam, che "raggruppa tutte le idee e i registi innovativi ed emergenti che stanno cercando di alimentare il panorama cinematografico con il loro lavoro", secondo il direttore del festival, Bero Beyer, ha accolto con favore l'opera prima Bodkin Ras [+leggi anche:
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dall'artista e regista olandese di origine iraniana Kaweh Modiri. Il regista aveva già abbattuto i confini tra finzione e documentario nel suo cortometraggio-tesi, My Burglar and Me, presentato anch'esso in anteprima mondiale all'IFFR nel 2011.

Modiri torna a cimentarsi col mescolare generi e formati in Bodkin Ras, intrecciando nella sceneggiatura storie di vita vissuta completamente o in parte, al fine di deformare il concetto già consolidato di docu-fiction. La recente proliferazione di medley tra documentario e finzione ha dato origine a un nuovo tipo di genere, e il regista di Bodkin Ras si avvicina un po' di più alla realtà, facendo interpretare l'intero film dagli abitanti originali (tutti tranne il protagonista Sohrab Fazelpour Bayat) della lontana cittadina scozzese di Forres, rendendo così non solo i loro volti, ma anche le loro storie di vita, parte integrante della narrazione.

Le scene introduttive definiscono l'arco narrativo principale di un fuggitivo che non si mescola con questa comunità chiusa quasi ermeticamente, oltre a consegnare una sorta di versione sovversiva di una cartolina di Forres con la rappresentazione quasi caricaturale degli abitanti locali, tra i quali c'è anche chi si chiama Hitler. I personaggi secondari commentano il protagonista fittizio attraverso conversazioni (convenzione spesso usata nei documentari) o attraverso voci fuori campo, mentre confessano aspirazioni, traumi e dubbi autentici. Ciò si fonde perfettamente con il tono più scuro di un thriller cupo, prima di evolversi in una prospettiva umanitaria sui residenti "maledetti" di Forres.

La genialità di alcune scene, in particolare quelle che coinvolgono il personaggio dello schermidore locale Eddie (Eddie Patton), è un piacere improvviso e inaspettato, e una scena in particolare si trasforma gradualmente in uno dei momenti più emozionanti del film, senza compromettere la sua narrazione. Al contrario, approfondisce la nostra comprensione del protagonista fittizio e introduce il filo conduttore della separazione (e segregazione) per mezzo della recinzione evitando ogni liricismo.

Sebbene segua principalmente l'enigma del personaggio di Bodkin Ras mentre cerca di adattarsi in questa società piuttosto eccentrica, il film ha un altro punto di forza nel suo narratore, l'interessante Red James (James Macmillan). Macmillan, scozzese reduce dal carcere, rispecchia il protagonista fittizio e, come un filosofo "popolare", associa il suo destino e le sue opinioni modellate dalle sue esperienze al personaggio centrale, soprattutto nei suoi commenti su una società che istiga all'ostracismo, innescando in tal modo l'antagonismo che può portare persino alla tragedia.

Il regista è riuscito a garantire che gli elementi rimangano quasi perfettamente integrati, con la narrazione umanitaria che predomina sulla natura sperimentale del film. Nonostante uno sfogo melodrammatico non necessario nel terzo atto, Bodkin Ras ha un enorme potenziale per far bene al di fuori del circuito dei festival, e potrebbe piacere ad un pubblico più ampio grazie alle sue storie di vita reale e ai loro protagonisti, così come al tono oggettivo del film.

Bodkin Ras è stato prodotto da Raymond van de Kaaij di Revolver Amsterdam, e co-prodotto dalla società belga Inti Films e da Blue Iris Films. Il film è stato sostenuto da Netherlands Film Fund, Flemish Audiovisual Fund, dal Mondriaan Fund/BKVB e da Voordekunst.

(Tradotto dall'inglese)

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