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BERLINO 2016 Forum

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Rio Corgo, camminare per lasciare una traccia

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- BERLINO 2016: Sergio Da Costa e Maya Kosa presentano il loro ultimo toccante documentario nella sezione Forum della Berlinale

Rio Corgo, camminare per lasciare una traccia

Dopo la sua folgorante première al Festival internazionale di cinema documentario Doclisboa (Liscont Award per il miglior documentario portoghese in competizione), Rio Corgo [+leggi anche:
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di Sergio Da Costa e Maya Kosa continua il suo cammino alla Berlinale nella sezione Forum.

L’ultimo potente documentario del duo di registi svizzeri Sergio Da Costa e Maya Kosa (rispettivamente di origini portoghesi e polacche), entrambi formati alla prestigiosa HEAD di Ginevra, parla di solitudine e isolamento ma anche di solidarietà e di evasione, attraverso il miracoloso filtro della fantasia.

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Silva è un vagabondo romantico che sembra venire da altri tempi, una miscela improbabile tra Don Chichotte e il Lazarillo de Tormes del Romanzo picaresco. La sua esistenza è segnata da un vagabondaggio primitivo tra le misteriose terre del nord del Portogallo. Silva è stato tutto: pastore, barbiere, giardiniere, clown, mago e molto altro, ma ora dice di non essere più niente, come se la vita lo stesse poco a poco abbandonando. Non restano più che i suoi passi, sempre più lenti e faticosi che riecheggiano tra le stradine di un remoto villaggio portoghese dove ha deciso di ritirarsi. La sua “allure” da dandy mariachi rispecchia il suo universo interiore fatto di miti ancestrali e tradizioni passate. Un sombrero riccamente ricamato, gli immancabili stivali da cowboy e i magici anelli che impreziosiscono le sue mani (sorta di riflesso della sua anima) sono dei segni tangibili di un passato dove il vagabondo re Silva regnava sul suo reame immaginario. 

Gli abitanti del villaggio che ha scelto come rifugio sembrano non accettarlo, solo una ragazzina è attratta dalle sue storie fantastiche. Rio Corgo parla (anche) di eredità, della necessità di regalare la propria storia a qualcuno che possa trattarla con rispetto. Come la ragazzina, Sergio Da Costa e Maya Kosa diventano i testimoni di un passato ricco e misterioso che diventa, grazie al cinema, indelebile. La loro cinepresa segue con empatia e affetto un personaggio che sa di essere arrivato al capolinea della propria esistenza e che come un animale ferito cerca rifugio nella natura, sorta di culla dove dimenticare le difficoltà del presente. Le sue visioni, le sue crisi e i fantasmi del passato appaiono come per magia sullo schermo in una sorta di gioco misterioso (e permeabile) tra realtà e finzione. Silva è in effetti un personaggio al contempo reale e fantastico, come se la sua vita non fosse che il frutto delle sue stesse misteriose fantasie. La sua esistenza, come una passeggiata infinita verso la fine, non è stata che un susseguirsi di avventure surreali popolate da misteriose creature.

La così detta “pazzia” si trasforma in Rio Corgo in qualcosa di sublime, una zona franca dove il giudizio del mondo non conta più. Potente, impavido e per molti versi inclassificabile, Silva viene mostrato sul grande schermo in tutta la sua complessità e fragilità. I nostri due registi non cercano mai di dare una spiegazione ai suoi comportamenti imprevedibili, al contrario li assecondano in una ricerca di comprensione attraverso il mezzo filmico. Rio Corgo è un adattamento cinematografico di una vita, con i suoi alti e bassi, con i suoi inevitabili momenti di esaltazione e di razionalità. Gli elementi biografici sono utilizzati come base e sostegno vitale per raccontare una storia che grazie al cinema diventa grandiosa ed eterna. Un film malinconico e catartico come una melodia di fado. 

Rio Corgo è prodotto da O Som e a Fúria (Portogallo) e Close Up Films (Svizzera), che si occupa anche delle vendite internazionali del film.

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