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La gioventù al centro della programmazione di Visions du réel

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- Il festival di Nyon svela la sua programmazione che ancora una volta si posiziona sotto il segno della scoperta e della sperimentazione

La gioventù al centro della programmazione di Visions du réel
Liberation, the User’s Guide di Alexander Kuznetsov

Fedele al suo spirito avventuriero la 47esima edizione di Visions du réel (15-23 aprile), capitanata dal suo carismatico direttore Luciano Barisone, ci regala una programmazione ricca e dedicata alla scoperta. Sui 180 film selezionati, provenienti da 49 paesi diversi, gli spettatori del festival sul Lemano avranno la fortuna di visionarne ben 90 in prima mondiale (senza contare le 26 prime internazionali). 

Ad unire i 180 film selezionati la gioventù, che come precisato dallo stesso direttore si ritrova non solo nei temi trattati ma anche nelle nuove forme d’espressione utilizzate per raccontare il reale. Una doppia entrata che accompagna tutte le selezioni per dare vita ad un insieme eterogeneo che sposa (cosa non certo facile) qualità e grande pubblico. Significativo in questo senso l’accattivante film d’apertura: Presenting Princess Shaw dell’israeliano Ido Haar. La gioventù sarà quindi onnipresente: nella competizione internazionale, impossibile non citare il catartico Liberation, the User’s Guide [+leggi anche:
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, produzione francese d’Alexander Kuznetsov, ma anche nella più “accessibile” sezione Grand angle dove sarà presentato Brothers [+leggi anche:
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di Aslaug Holm, sorta di Boyhood in versione documentario, per riprendere le parole di Barisone, o ancora nella sezione Regard neuf dedicata alla scoperta di nuovi talenti dove ritroveremo I Cormorani [+leggi anche:
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, storia di due ragazzi fra infanzia ed età adulta,dell’italiano Fabio Bobbio. Molti anche quest’anno i film europei in competizione: l’austriaco A German Life di Christian Krönes, Olaf S.Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer che racconta l’oscura storia di Brunhilde Pomsel, che lavorò come stenografa al servizio del ministero della propaganda nazista, il tedesco A House in Nink Hoa di Nguyen Phuong-Dan, il toccante film rumeno A Mere Breath [+leggi anche:
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di Monica Lazurean-Gorgan, i francesi Little Go Girls di Eliane de Latour e Still Breathing di Anca Hirte, l’italiano River Memories [+leggi anche:
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di Gianluca e Massimiliano De Serio che parla di una delle più grandi bidonvilles d’Europa, lo spagnolo Socotra, The Island of Djinns di Jordi Esteva così come le due coproduzioni Gulistan, Land of Roses (Canada, Germania) di Zayne Akyol e il maestoso The Lost City di Francisco Hervé (Cile, Francia).

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Anche quest’anno Visons du réel riserva un posto particolare ai documentari svizzeri ricchi di una tradizione che non sembra aver perso nulla della sua forza. Sono ben trenta i film elvetici selezionati ripartiti fra la sezione Helvétiques (12 film) e le altre competizioni. Ben sei, fra produzioni e coproduzioni, nella sezione principale (la competizione internazionale): il road-movie Calabria [+leggi anche:
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di Pierre-François Sauter, il personalissimo Like Dew in the Sun di Peter Entell, Looking Like My Mother [+leggi anche:
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di Dominique Margot, e le coproduzioni Wild Plants [+leggi anche:
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(Svizzera, Germania) di Nicolas Humbert che tratta il delicato tema delle utopie ecologiche, Tadmor [+leggi anche:
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(Libano, Svizzera) di Monika Borgmann e Lokman Slim e l’ipnotico Ama-San [+leggi anche:
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(Portogallo, Giappone e Svizzera) di Claudia Varejao.

Ospite d’onore o meglio “Maître du réel” di quest’anno il regista britannico Peter Greenaway che difende a spada tratta la filosofia di Luciano Barisone per il quale il cinema non ha frontiere e “il documentario è (semplicemente) cinema”.

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