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VISIONS DU RÉEL 2016

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Raving Iran, la musica come atto di rivolta

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- Il film di Susanne Regina Meures, presentato in prima mondiale a Visions du Réel nella sezione Helvétiques, ci trasposta lontano, in un territorio dove musica rima con libertà

Raving Iran, la musica come atto di rivolta

Il primo lungometraggio di Susanne Regina Meures, Raving Iran [+leggi anche:
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, presentato in prima mondiale a Visions du Réel nella sezione Helvétiques, è una favola dal retrogusto amaro, sorta di viaggio nel profondo di una società, quella iraniana, che non lascia ormai più spazio ai sogni e ai desideri. Anoosh e Arash sono i protagonisti di questo intenso e toccante viaggio che dalla loro terra natale, l’Iran, li spinge verso uno sradicamento forzato, in nome di una forse utopica libertà. La loro passione è la musica house, mezzo che gli permette di dare libero sfogo a un malessere profondo, a una ricerca di libertà che non smette di crescere. Organizzare un rave a Teheran è un percorso del combattente: tutto deve rimanere rigorosamente segreto e il minimo passo falso può essere fatale.

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Raving Iran ricorda a tratti un film di spionaggio nel quale la paranoia prende il sopravvento e il prezzo da pagare per la libertà è spesso troppo alto. Come fare per sopravvivere e mantenere la propria individualità in un paese dove tutto è strettamente sotto controllo? Ha ancora senso parlare di “gioventù” in una città che ha ormai perso tutta la sua energia vitale? Per sfuggire all’oppressivo controllo delle forze dell’ordine, Anoosh e Arash decidono di lasciare il paese ma niente li ha preparati a quello che li aspetta, a uno sradicamento culturale e familiare profondamente doloroso. L’occasione per mettere in atto il loro piano di fuga si presenta in modo quasi inaspettato, nel momento in cui la rassegnazione sembra prendere il sopravvento. Gli organizzatori della famosa Streeparade di Zurigo, uno dei più grandi festival techno al mondo, li invitano in Svizzera per un concerto che diventa per loro sinonimo di speranza.

Susanne Regina Meures filma la gioventù da vicino, molto da vicino, come a volerne svelare i segreti più profondi. Le scene, spesso captate con un cellulare per questioni di sicurezza, sono dirette e “grezze”, quasi brutali nella loro urgenza. L’intimità dei due protagonisti si mescola in modo sublime alla ricerca di estasi collettiva (attraverso i rave party clandestini) in un andirivieni costante tra realtà e sogno. Il solo momento in cui Anoosh e Arash riescono a vivere liberamente la loro gioventù è sul palco, attraverso i beat della musica elettronica. Questa diventa sinonimo di libertà e sana rivolta, unico mezzo per esprimere un mondo interiore in ebollizione. Susanne Regina Meures traduce questo mondo sospeso tra illusione e realtà attraverso delle immagni ipnotiche di corpi che si abbandonano totalmente alla musica, come in un esorcismo liberatorio. 

I protagonisti di Raving Iran resistono, al nulla, a una società che li vorrebbe docili e sottomessi, come dei bravi soldatini. La loro è una ricerca costante di apertura, verso il mondo, verso un futuro dove la libertà di espressione domina sovrana. Anoosh e Arash sono affamati di vita, vogliono addentare avidamente la loro gioventù, costi quel che costi. La regista riesce a catturare i momenti chiave, emotivamente difficili, che li spingono a fuggire dal loro paese. I protagonisti del suo film non sono dei super eroi spavaldi e temerari, ed è questo che li rende estremamente umani. I loro dubbi, le loro paure e le costanti rimesse in discussione (cosa riserva loro il futuro?) fanno parte del loro apprendistato della vita, sono parte integrante del loro processo di emancipazione: da un paese che li ha visti nascere ma che non vuole vederli crescere e soprattutto da una società che non tollera nessuna forma di “differenza”. Un film ipnotico. 

Raving Iran è venduto nel mondo da Rise And Shine World Sales.

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