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VISIONS DU RÉEL 2016

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Tadmor, oltre l’orrore verso la luce

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- L’ultimo potente documentario di Monika Borgmann e Lokman Slim concorre nella Competizione internazionale del festival Visions du réel di Nyon

Tadmor, oltre l’orrore verso la luce

La giornalista tedesca Monika Borgmann e il filosofo libanese Lokman Slim, già artefici del sublime Massaker (premio FIPRESCI alla Berlinale e premio SRG SSR idée suisse proprio a Visions du réel nel 2005) presentano in prima mondiale a Nyon il loro ultimo intenso documentario Tadmor [+leggi anche:
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Ricchi di una conoscenza approfondita nel campo della violenza e dei ricordi di guerra (insieme hanno fra l’altro fondato UMAM, casa di produzione, documentazione e ricerca legata appunto a questi importanti temi), Monika Borgmann e Lokman Slim rompono con Tadmor un altro tabù parlando apertamente e con una sconcertante calma delle violenze subite dai prigionieri di guerra che hanno avuto la sfortuna di essere rinchiusi nella terribile prigione di Tadmor (Palmira in aramaico). Questa, chiamata anche dal poeta Faraj Bayraqdar  “regno di morte e follia” è tristemente conosciuta come la prigiona più dura mai esistita durante il regime di Assad. Distrutta nel 2015 dalle forze dello Stato islamico durante la conquista di Palmira, la prigione di Tadmor rischiava di finire in quel buco nero che risucchia purtroppo molte delle atrocità commesse in tempo di guerra, soffocando le grida di chi le ha subite e lasciando nella Storia un vuoto incolmabile e pericoloso. Proprio per evitare di subire quest’ultimo affronto e per liberarsi dalle tenebre che ancora li attanagliano otto prigionieri di Tadmor, oppositori politici libanesi al regime siriano, hanno deciso di raccontare e soprattutto mettere in scena gli orrori subiti e di cui sono stati testimoni. Con un coraggio quasi sovrumano interpretano davanti all’occhio della telecamera, all’interno di una scenografia “teatrale” da loro stessi costruita, le torture e le umiliazioni che per lunghi anni sono state il loro quotidiano.

Tadmor è una testimonianza straordinariamente coraggiosa di un gruppo di uomini che tentano di ritrovare la parte di umanità che hanno perso fra le mura della prigione, ridotti a ombre dai riflessi automatici e spersonalizzati, spinti da un’unica forza: la sopravvivenza. Le loro testimonianze verbali, filmate in modo frontale in un decoro neutro si scontrano con le ricostituzioni di quello che è stato, con i primi piani dei loro corpi tremanti e dei loro occhi dalla profondità abissale. Tadmor fa parlare la memoria del corpo, scatenando le emozioni terribili che strisciano sotto pelle e che mai se ne andranno. Le mani, gli occhi, la pelle indurita dalla torture prendono pian piano il posto delle parole per regalarci un vocabolario di una straordinaria potenza, tremante di verità, vibrante di vita malgrado tutto. La forza della parola diventa attraverso il corpo umanità. Allo stesso tempo la telecamera si trasforma in arma, in vettore di libertà, in torcia con la quale rischiarare la vita che ancora vibra nei corpi di quei pochi che sono sopravvissuti alla prigione di Tadmor. Con il loro coraggio gli otto protagonisti del film di Monika Borgmann e Lokman Slim firmano un atto d’accusa straordinario che dal Libano risuona in tutto il mondo. Una terapia attraverso l’immagine che parla direttamente alle nostre coscienze. Un film necessario e coraggioso come vorremmo vederne tanti.

Tadmor è una coproduzione fra Francia (Les Films de l’Étranger), Svizzera (GoldenEggProduction) e Libano (Umam Production). La parigina Doc & Film International si occupa delle vendite del film nel mondo. 

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