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Calabria, un viaggio alla ricerca delle proprie origini

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- Il secondo lungometraggio del regista svizzero Pierre-François Sauter presentato in prima mondiale in competizione a Visions du réel di Nyon

Calabria, un viaggio alla ricerca delle proprie origini

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di Pierre-François Sauter, che fa parte dei sei film svizzeri (produzioni e coproduzioni) in competizione internazionale a Visions du réel, si impone grazie ad una fotografia a tratti sublime e ad una coppia di personaggi affascinanti e sensibili. Con il suo ultimo documentario, Pierre-François Sauter riflette in modo non esplicito, con grande sensibilità e una sana dose di humour, sull’immigrazione e sul sentimento di perdita delle proprie origini. 

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Josè, d’origine portoghese e Jovan, un rom serbo, entrambi impiegati di una ditta di pompe funebri di Losanna, devono trasportare le spoglie di un lavoratore immigrato in Svizzera (terra d’adozione) dall’Italia, più precisamente dalla Calabria (terra madre). I due improbabili compagni si ritrovano improvvisamente uniti da una missione comune: riportare il corpo di quest’uomo apparentemente senza identità né passato, nella sua patria. Malgrado un passato e una cultura diversa Josè e Jovan sono accomunati da un sentimento di smarrimento, da una bussola interiore che non riesce più a mostrare la strada da percorrere. La Svizzera, loro paese d’adozione, diventa il teatro della loro “nuova” vita, sorta di zona franca dove ricominciare tutto da capo, senza voltarsi indietro.

L’ultimo film di Pierre-François Sauter è un road movie esistenzialista che ricorda a tratti la bellezza formale e la potenza emotiva di Le vent de la nuit di Philippe Garrel. I numerosi piani che mostrano frontalmente i due protagonisti seduti in macchina, mentre svelano timidamente dei dettagli relativi al loro passato, ci permettono di accedere, anche se solo parzialmente, alla loro intimità. La macchina diventa una sorta di divano freudiano sul quale sdraiarsi lasciando galoppare il proprio subconscio. I paesaggi che fanno da cornice al viaggio di José e Jovan diventano quindi una sorta di no man’s land geografico ed emotivo dove liberare i fantasmi del passato. I silenzi, spesso accompagnati da maestose immagini di strade innevate, autostrade che ricordano il deserto o spiagge notturne, esprimono più delle parole stesse.

Per i due protagonisti (come per molti altri immigrati) la lingua madre rappresenta forse l’unico vero legame con le proprie origini, riflesso involontario fortemente radicato che ricorda un passato forse ancora troppo dolorosamente recente. La bellissima fotografia di Joakim Chardonnens e Pierre-François Sauter è dominata, all’inizio del film, dai chiaroscuri, dalle scene filmate in penombra, riflesso forse del mondo interiore dei due personaggi, in bilico tra accettazione e lotta. Josè e Jovan resistono: alla loro condizione di immigrati, alla perdita d’identità, alla scomparsa della loro eredità culturale. Pierre-François Sauter filma la peregrinazione di due anime alla deriva che combattono contro l’oblio, malgrado tutto. Un film per certi versi umanista che trasforma la semplicità del quotidiano in poesia.

Calabria è venduto nel mondo da Mira Film GmbH e Le Laboratoire Central. 

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