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Baby(a)lone, l’inferno dietro l’angolo

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- In concorso alla XVII edizione del Festival del Cinema Europeo l’opera seconda di Donato Rotunno, titolo candidato dal Lussemburgo per l’Oscar

Baby(a)lone, l’inferno dietro l’angolo
Joshua Defays e Charlotte Elsen in Baby(a)lone

Per gli abitanti del Lussemburgo, Dreiborn è un luogo che evoca punizione e intransigenza. E’ il centro socio-educativo di Stato, un modo eufemistico per chiamare un carcere minorile. Dreiborn è lo spettro che aleggia sulla testa del 13enne protagonista di Baby(a)lone [+leggi anche:
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intervista: Donato Rotunno
scheda film
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, il film di Donato Rotunno che è stato il candidato Lussemburghese alle nomination per l’Oscar 2016 al Miglior Film Straniero e che Cineuropa ha visto in concorso alla XVII edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Il ragazzo senza nome (Joshua Defays), che chiameremo X, l’ha fatta grossa a scuola. Un atto di violenza estrema gli fa rischiare il riformatorio, ma l’istituto opta per una classe “speciale” che il ragazzo dovrà frequentare e dove incontra la coprotagonista del film, la bionda Shirley (Charlotte Elsen): già troppo “adulta” e disinibita, Shirley rivela un passato fatto di devianza, comportamenti aggressivi e autolesionistici e ospedali psichiatrici.

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Allo stesso modo il regista mostra l’ambiente in cui è cresciuto X: la madre Sandra (Fabienne Elaine Hollwege), che ripete sempre di averlo avuto per un incidente di percorso, si guadagna da vivere facendo sesso virtuale via webcam, senza preoccuparsi del figlio nella stanza accanto. Dunque sesso e violenza, a cui aggiungiamo alcol e droghe, sono la colla dell’amicizia tra X e Shirley. In fuga da tutti, la coppia di mini Bonnie & Clyde trasformerà il proprio disagio in violenza brutale per poi approdare simbolicamente al Walygator Parc, crocevia tra Lussemburgo, Francia e Germania.

Rotunno ha tratto Baby(A)lone dal romanzo di Tullio Forgiarini Amok, che ha ricevuto il Premio per la Letteratura dell’Unione Europea nel 2013, e ne ha scritto la sceneggiatura a sei mani con lo stesso Forgiarini e il produttore Nicolas Steil (Iris Productions), sfrondando i particolari più scabrosi e duri del libro per rendere il film più accessibile ad un pubblico giovane. Che sembra essere proprio il destinatario ideale di questa opera seconda. Il film non aggiunge molto agli innumerevoli titoli sui giovani dall’infanzia rubata, ma è importante perché ci racconta cosa avviene proprio nel cuore d’Europa, in una città modernissima come Lussemburgo. La regia è pulita e consapevole, concentrata nella gestione dei due protagonisti non professionisti, rappresentanti di tutti i 13enni della porta accanto che piombano in abissi infernali.

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