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MALAGA 2016

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Callback: il rovescio terribile del sogno americano

di 

- Carles Torras dirige, scrive e produce uno dei film più sconcertanti (e interessanti) selezionati in concorso al 19° Festival del Cinema Spagnolo di Malaga

Callback: il rovescio terribile del sogno americano
Martín Bacigalupo in Callback

Un teatro Cervantes con il pubblico inchiodato alla poltrona, estremamente attento per 83 minuti e irrompente in un applauso finale spontaneo ha salutato lo strano, inquietante e al contempo attraente incubo Callback [+leggi anche:
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intervista: Carles Torras
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]
, quarto film di Carles Torras, una delle migliori selezioni del Festival di Malaga, la cui 19ª edizione sembra scommettere sull’autorialità alternativa e audace.

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Callback – che dopo la prima mondiale a Malaga sarà mostrato al D’A barcellonese (leggi la news) – ci introduce nel mondo e nello sguardo di un personaggio che la camera non abbandona mai. Ma non si tratta di un tipo bello e seducente, né di un simpatico perdente, o di un antieroe in fase di riscatto. No, dalle prime inquadrature, e con la fotografia cruda opera di Juan Sebastián Vasquez, diventiamo compagni inseparabili di Larry, che non è né attraente né brutto, né piacevole né loquace: è un lavoratore in un’impresa di traslochi che vive in un appartamento vicino alla ferrovia e che combatte la solitudine condividendo altruisticamente il suo tetto con viaggiatrici, possibilmente belle.

Perché, secondo la sceneggiatura scritta da Torras e il suo attore principale, il cileno Martín Bacigalupo, scopriremo presto che il nostro uomo nel Queens tende a mostrare attitudini un po’... scioccanti. Basti dire, per non svelare troppo, che è un tipo che cerca con ogni mezzo di adattarsi a ciò che lo circonda, a una cultura e a un mondo che non è il suo per nascita, e che farà di tutto per raggiungere il successo, mentre la realtà fa in modo che le cose vadano in senso opposto.

Torras e Bacigalupo (che tramite Zabriskie Films, anche distributrice e agente di vendita, coproducono insieme alla statunitense Glass Eye Pix) sanno di cosa parlano poiché si sono conosciuti e vivono a New York, questa città dove – in teoria – si possono realizzare grandi sogni, ma anche scenario di brutti incubi: molti di quelli che vi approdano devono rinunciare alla propria identità per tentare di raggiungere la meta. L’alternativa è rifugiarsi in religioni che fungono da famiglie posticce, mentre guardano alla Manhattan dei ricchi e famosi dai quartieri periferici pieni di migranti, prigionieri di forme moderne di schiavitù. Ma il regista di Callback non calca la mano, né enfatizza o sottolinea, bensì ritrae la città cantata da Frank Sinatra da un’angolazione critica, punteggiata da sottili focolai di umorismo nero; questo non sminuisce la ferocia né il nichilismo di questo strano thriller, che sfocia in un – riconoscibile – inferno di violenza, distruzione e pazzia. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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