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CANNES 2016 Proiezioni speciali

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L'utima spiaggia e quel muro che nessuno vuole abbattere

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- CANNES 2016: Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan hanno realizzato un documentario sul Pedocìn di Trieste, stabilimento balneare che dopo un secolo ancora separa i maschi dalle femmine

L'utima spiaggia e quel muro che nessuno vuole abbattere

A Trieste c'è una spiaggia molto popolare a amata dai cittadini, il Bagno Lanterna, nato tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 lungo il molo di Santa Teresa, in pieno centro. Per tutti, però, quella spiaggia è semplicemente "el Pedocìn", che sta per "piccolo mitile" o forse pidocchio in dialetto triestino. Al momento della costruzione lo stabilimento venne da subito diviso in due da una palizzata centrale alta tre metri (che più tardi fu cementificata), per evitare "atti contrari alla decenza". Da una parte le donne, dall'altra gli uomini. Ancora oggi quella divisione resiste. Anzi tutela la libertà di entrambi i sessi, in una città-crocevia che da sempre rispecchia le tensioni europee e fonde, anche drammaticamente, etnie diverse. 

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Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan, quest'ultimo nato e cresciuto a Trieste, sul Pedocìn hanno realizzato un documentario, L'ultima spiaggia [+leggi anche:
trailer
intervista: Thanos Anastopoulos
scheda film
]
, presentato come Proiezione Speciale nella selezione ufficiale del Festival di Cannes. Per un anno i due registi hanno frequentato lo stabilimento - che resta aperto 12 mesi - riprendendo la varia umanità che lo frequenta attraverso le stagioni: dal gruppetto sparuto di anziani bagnanti d'inverno, alla folla variegata d'estate. Aspettando che qualcosa accadesse davanti all'obiettivo della macchina da presa, senza interviste o interventi.

Da subito entriamo in un mondo a parte, quasi sospeso nel tempo, popolato da personaggi che nascondono sotto una scorza ben abbronzata storie antiche e recenti, spesso di dolore, comunque interessanti. Una tragicommedia sulla natura umana, come l'hanno definita gli autori. E non mancano momenti di puro divertimento per le battute dei bagnati, i battibecchi, e tutto il grottesco di situazioni piuttosto originali, come la guerra sotterranea per il controllo delle sedie e le posizioni migliori, in cui emerge soprattutto il carattere risoluto  delle donne triestine. Pasquale che si è suicidato dopo essere andato in pensione, quell'altro che è andato "fuori di testa" per colpa della "baba" (la donna), e Vinicio lo slavo, che ricorda il dittatore Tito, che aveva fatto fucilare i suoi zii giovanissimi. Famiglie divise, "noi di qua, loro di là", e riaffiora la mai dimenticata questione giuliana, il contenzioso tra l'Italia e la Jugoslavia sul possesso della città e delle aree limitrofe al termine della seconda guerra mondiale.  

Il 30 settembre, per la festa annuale di fine stagione, si apre il cancello sul muro, a mezzogiorno in punto. Sorpresa: nessuno varca quel muro, né in un senso né nell'altro... Ognuno è libero di riflettere sui muri che ancora si ergono a difesa di chissà quali identità. A Trieste, si mescolano italiani e serbi, greci e sloveni, ebrei e tedeschi, austriaci e americani.

L'ultima spiaggia è una co-produzione Mansarda Production (Italia), Fantasia Ltd (Grecia), Arizona Productions (Francia) in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto di Friuli Venezia Giulia Film Commission, Fondo Audiovisivo FVG, Greek Film Centre, et le CNC - Aide à la coproduction d'oeuvres cinématographiques franco-grecques.

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