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Aquarius: la fiamma della resistenza

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- CANNES 2016: Prodotto e venduto dalla società francese SBS, il meraviglioso film del brasiliano Kleber Mendonça Filho mette l’attrice Sonia Braga su un piedistallo

Aquarius: la fiamma della resistenza
Sonia Braga in Aquarius

Produttore parigino amante dei grandi autori di tutto il mondo, Saïd Ben Saïd e la sua società SBS hanno dato prova di un fiuto e un coraggio degni di nota nell’associarsi al cineasta brasiliano Kleber Mendonça Filho. L'ex critico apprezzato per il suo primo lungometraggio da regista O Som ao Redor, ha svelato con Aquarius [+leggi anche:
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, in corsa per la Palma d'Oro al Festival di Cannes, un film di una ricchezza straordinaria, seducente, intelligente, profondo e arioso allo stesso tempo. Cronaca sontuosa del tempo che passa attraverso il ritratto sottile e sfaccettato di una donna carismatica con l’anima da resistente (interpretata da un’eccezionale Sonia Braga), il film traccia anche un quadro potente delle derive di una società brasiliana iniqua dove gli affaristi predatori avanzano mascherati sotto l'apparente buona educazione, e più in generale di un mondo moderno in cui si pone la questione cruciale di definire quale sia la qualità della vita. A tutto questo si aggiunge una messa in scena brillante e fluida che si dispiega sulla trama di una costruzione narrativa ingegnosa con, tra le tante qualità, un'ampia ellissi temporale che stimola l’immaginazione. Infine, lo scenario di Recife, città natale del cineasta con la sua lunga spiaggia e il mare che si estende fino all’orizzonte davanti alla residenza Aquarius dove la protagonista, Clara, vive da sempre, accarezza il realismo di un film dal profumo soave immerso in un’atmosfera musicale accattivante e distesa. 

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Ma è una battaglia quella che combatte Clara, che scopriamo nella prima delle tre parti di Aquarius, un prologo corale in una serata degli anni '80 che comincia con i fari di un’auto che squarciano la notte e tracciano curve sulla sabbia prima che i suoi occupanti ascoltino a tutto volume Another One Bites the Dust e raggiungano una festa di famiglia per il compleanno di Zia Lucia (il cui percorso fuori dal comune, per l’epoca, nel mondo universitario del diritto e della letteratura è anche passato per il carcere negli anni ‘60). Una festa in cui tutte le generazioni si mischiano in modo spontaneo (come sarà per tutto il film) e dove scopriamo che Clara, nipote di Lucia, ha appena vinto la sua battaglia contro una grave malattia, il che spiega il taglio corto e il titolo del primo capitolo "I capelli di Clara". Segue una favolosa ellissi e poi rieccoci nello stesso luogo, ai giorni nostri, con Clara, ormai sessantenne. Nuotate nell’oceano, tai-chi e danze solitarie, terapia collettiva di risate sulla spiaggia, amaca sul balcone, giro per locali con le vecchie amiche, scambi familiari, attenzione alla piccola gente, e soprattutto canzoni scelte dalla sua enorme collezione di LP di critica musicale in pensione. Ma poco a poco, nuovi problemi sopraggiungono per questa vedova apprezzata da tutti, vero polo d’attrazione dal carattere solare e robusto. Rifiutando di vendere il suo bene (per amore del luogo poiché non ha alcun problema finanziario) a degli agenti immobiliari che possiedono già, e hanno svuotato, il resto della residenza, Clara (alle prese anche con i problemi di una donna della sua età) resisterà a degli assalti dapprima astuti e subdoli, e poi a una guerra psicologica viziosa e ad altro ancora...

Sogni e reminiscenze, passeggiate e comunicazione, tensione delicata sulla corda della drammaturgia, finezza del quadro sociologico: nel solco tollerante e tuttavia pugnace della sua eroina, Kleber Mendonça Filho crea un’atmosfera avvolgente il cui immenso fascino positivo, l’ampiezza delle tematiche affrontate, la giustezza e un ritmo "cool" molto personale sono l’opera di una voce il cui messaggio "in bottiglia" è arrivato sulla Croisette con un’onda appassionata e benefica. 

(Tradotto dal francese)

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