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CANNES 2016 Un Certain Regard

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Voir du pays: portabandiera sotto il fuoco dei proiettili

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- CANNES 2016: Delphine e Muriel Coulin firmano un film femminista inedito sui profondi problemi psicologici ereditati dalla guerra

Voir du pays: portabandiera sotto il fuoco dei proiettili
Ariane Labed e Soko in Voir du pays

"Quello che è successo là, rimane là. Quello che diciamo qui, resta qui". Là è il teatro delle operazioni in Afghanistan dove ha soggiornato per sei mesi un’unità di fanteria navale dell’esercito francese. Qui è un hotel cinque stelle a Cipro, concepito come una camera di decompressione e di debriefing per evitare di rimandare nelle loro case i combattenti turbati dagli effetti psicologici della guerra. Un luogo esplorato dalle registe Delphine e Muriel Coulin nella coproduzione franco-greca Voir du pays [+leggi anche:
trailer
intervista: Delphine e Muriel Coulin
scheda film
]
, presentata nella selezione Un Certain Regard del 69° Festival di Cannes, e che propone un approccio molto originale al tema dello stress post-traumatico giacché le due protagoniste principali sono delle soldatesse (incarnate dalle credibili Ariane Labed e Soko) e la ricostruzione degli episodi all’origine delle loro turbe avviene attraverso un simulatore e una terapia di realtà virtuale. Ne emergeranno ricordi pesanti e segreti che le due registe utilizzano per mettere in prospettiva il ruolo di questi portabandiera eretti dalle alte sfere come difensori della democrazia europea, un concetto ampio e scheggiato, molto lontano dalla realtà individuale terra-terra dei soldati. 

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"Guidare senza pensare che esploderai, fa bene", constata Aurore (Labed) sul bus che porta la truppa verso l'Atrium Prestige, hotel di lusso dove l’arrivo dei militari in mimetica sembra del tutto irreale e inappropriato in mezzo alle piscine e alle danze dei vacanzieri in costume da bagno. "E’ Disneyland!", rincara Marine. Le due ragazze si conoscono dalla loro infanzia a Lorient, città con base militare, e si sono arruolate insieme per "un lavoro sicuro e con esso il denaro, come si suol dire, per vedere il paese". Due caratteri diversi (una più ottimista e comunicativa, l’altra più selvaggia ma che si piega alla disciplina) che hanno saputo farsi spazio in un universo iper maschile, ultra fisico e misogino. Ma tutti hanno subito la stessa prova del fuoco, e ne seppelliscono le conseguenze nel più profondo di se stessi: la visione dell’orrore e il senso di colpa per essere ancora vivi o per non aver reagito, in particolare in un episodio fatale che il debriefing riporterà a galla...

Evocando con grande precisione il quotidiano e lo stato d’animo militare, Voir du pays impressiona soprattutto nelle scene di ricostruzione e di "confessione" (assistite dagli psicologi) delle operazioni finite male. Racconti che si materializzano grazie a un programma d’animazione e che consegnano una quantità di dettagli scioccanti, con, tra le altre conseguenze, l’insensibilità ad un braccio, gli incubi ricorrenti, un’aggressività incontrollata, tendenze autolesioniste, difficoltà di contatto, persino la volontà di crearsi nuovi nemici. Fratture mentali che riflettono la situazione di Cipro, un’isola divisa in due dal conflitto che oppone Grecia e Turchia. Tutte personalità incrinate, perdute o indurite fino a perdere la ragione che permettono al film di interrogarsi, evitando la trappola dei partiti presi ideologici, sulle promesse del reclutamento di questi soldati che si sacrificano per uno stipendio di 1300 euro al mese.

Voir du pays
è venduto nel mondo da Films Distribution.

(Tradotto dal francese)

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