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CANNES 2016 Concorso

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Elle: "Che siano maledetti e dannati per sempre"

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- CANNES 2016: Un film karmico, acido e perverso diretto magistralmente da Paul Verhoeven e interpretato da una Isabelle Huppert al culmine della sua arte

Elle: "Che siano maledetti e dannati per sempre"
Laurent Lafitte e Isabelle Huppert in Elle

"Quando il giocatore sventra un’orca, deve sentire il sangue colargli fra le dita". E quando la donna che pronuncia queste parole si è fatta violentare la sera prima nella sua cucina da uno sconosciuto mascherato, sotto lo sguardo del suo gatto Marti, e senza nemmeno chiamare dopo la polizia, né i suoi cari, spazzando semplicemente in silenzio gli oggetti rotti nel corso della lotta prima di andarsi a fare un bagno, bisogna riconoscere subito che l’incontro tra il sulfureo Paul Verhoeven e l'attrice iconica francese Isabelle Huppert ha una partenza esplosiva. Il seguito di Elle [+leggi anche:
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, nuova opera ludica dell’esploratore olandese di un mondo "contorto, malsano come una malattia", presentato l’ultimo giorno della competizione del 69° Festival di Cannes, non smentirà queste premesse: il regista firma un’opera magistralmente perversa, diretta con precisione chirurgica e con una sobrietà stilistica, un ritmo e un’efficacia notevoli.

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Viaggiando al di fuori delle sue frontiere con un lungometraggio in lingua francese, l’"olandese violento" si rivela perfettamente a suo agio con questo adattamento del romanzo Oh… di Philippe Djian, che riemerge ancora una volta dall’ombra. E da pirata quale sempre è (a 77 anni), mai sazio di "carne e sangue", ma che neanche disdegna di meditare sulle leggi della vita e della morte, non ha pietà. Bisogna dire che dispone con l’abissale Michèle (Huppert), personaggio principale del film, di un alter ego all’altezza delle sue ossessioni. Schizzata improvvisamente da una sconosciuta al ristorante che la qualifica come "spazzatura", vilipendiata dalla sua stessa madre ("sei di un tale egoismo! Fai paura!"), tradendo la sua migliore amica con suo marito, masturbandosi guardando i vicini, attaccando per sbaglio il suo ex marito con il gas lacrimogeno, maltrattando suo figlio, sua nuora e i suoi dipendenti: questa dirigente di una società di videogiochi maschera sotto una disinvoltura caustica un’attrazione irresistibile per le circostanze difficili e la lotta. E capiremo molto presto perché non ha reagito allo stupro iniziale. Immaginando ben presto di avere la meglio sul suo aggressore, Michèle lo attira poco per volta nella sua rete, per una discesa a due nelle profondità dell’anima che rivelerà anche l’origine criminale e tossica del suo strano comportamento.   

Demiurgo che naviga tra Cronos e Cthulhu, Paul Verhoeven traccia, sotto la vernice sociale e i rituali, il ritratto di un mondo sotterraneo dove "tutto nel fuoco è molto eccitante", un universo in cui gli uccelli sbattono forte contro i vetri, non possono essere curati e finiscono nella spazzatura, una società dove la sofferenza dei genitori si trasmette ai figli nella dualità, il camuffamento e la complessità degli esseri buoni dall’animo torturato. Distillando nugoli di evocazioni e invocazioni, Elle gioca con brio e con una mano molto ferma con la forma del thriller (cosparso di umorismo) tagliato alla perfezione, per esplorare il concetto dei doppi nascosti attraverso un racconto vertiginoso che trasgredisce le regole, mentre la messa in scena le rispetta tutte brillantemente. Dal padre invisibile di Michèle che è in carcere a vita alla messa di mezzanotte che tutti i protagonisti riuniti vedono alla televisione mentre un ricordo terrificante viene raccontato in un tono scherzoso, il regista olandese firma un trattato cabalistico cesellato nell’arte delle corrispondenze e si conferma un fine conoscitore di tutti gli ingranaggi della rappresentazione cinematografica quando è il caso di iniettare, come un virtuoso illusionista, le suggestioni dell’inconscio in un gioco apparentemente divertente.

Il film è prodotto, venduto nel mondo e distribuito in Francia da SBS.

(Tradotto dal francese)

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