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Acantilado: il seme del male

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- Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Malaga, il terzo film di finzione di Helena Taberna combina il thriller poliziesco con il dramma personale e l’analisi sociale

Acantilado: il seme del male
Juana Acosta e Ingrid García-Jonsson in Acantilado

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si apre con una scena inquietante, di quelle che rimangono impresse nella memoria: un gruppo di persone, vestite di bianco e con in mano una torcia, si gettano in mare dalla scogliera che dà il magnifico titolo (ricco di letture) al nuovo film di Helena Taberna. Presentato all’ultimo Festival di Malaga - Cine Español, il film arriva nelle sale spagnole contando di attirare il pubblico con una trama che combina il dramma familiare con un’inchiesta della polizia che cerca di far luce su quel suicidio collettivo.

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Gli interpreti sono Juana Acosta, Goya Toledo, Ingrid García-Jonsson, Ana Gracia, Xavier Elorriaga, Jon Kortajarena (che girerà a breve Pieles, esordio nel lungometraggio di Eduardo Casanova - leggi la news) e Daniel Grao, astro nascente il cui ultimo film, Julieta [+leggi anche:
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Q&A: Pedro Almodóvar
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 di Pedro Almodóvar, trattava ugualmente il misterioso mondo delle sette, ma in forma aneddotica. La regista di La buena nueva, attraverso una sceneggiatura scritta con Andrés Martorell e Natxo López a partire dal romanzo di Lucía Etxebarría El contenido del silencio, scava in un piccolo mondo che a quanto pare ha sempre più seguaci in Europa.

La natura maestosa della costa settentrionale di Gran Canaria – bellamente fotografata, senza sminuirne la patina di mistero, da Javier Agirre – fa da cornice grandiosa ed epica alle scene più spettacolari di questo film che, al contrario, cerca di svelare i sentieri più intimi, paradossali e reconditi della psicologia umana. La trama è centrata sul personaggio di Gabriel (Grao), un uomo di legge che gode del suo successo professionale e della sua zona di comfort personale a Bilbao, e che è in viaggio verso le “isole fortunate” quando riceve la notizia che sua sorella (García-Jonsson) fa parte della setta che si è immolata lanciandosi in mare.

Gabriel penetra così nel suo pericoloso lato oscuro: ha il rapporto con sua sorella qualcosa a che vedere con la sua deriva suicida? Che cosa ha spinto la donna a far parte di un gruppo sociale con istinti di morte? E poi quello che riguarda tutti noi: perché prolifera sempre più questo genere di pseudo famiglie, collettivi o tribù? Forse la nostra società è malata, affetta da deficit d’amore, e alcune persone cercano lì quello che non hanno ricevuto dai propri cari. Queste e altre domande lancia Taberna nel corso di un film che, sotto forma di indagine avvincente e vigorosa, radiografa una pandemia del mondo moderno, ricco di cose materiali ma poverissimo dal punto di vista affettivo.

Come un post-scriptum, il suo finale ci ricorda che facilmente, dopo esserne stati a contatto, si può arrivare a produrre la perpetuazione e il contagio del male: tremendo epilogo di questo film prodotto da Lamia Producciones, con la partecipazione di TVE, ETB, Movistar+, Euskaltel e Gobierno de Navarra, e con il patrocinio del Cabildo de Gran Canaria. Distribuisce il film Alfa Pictures e lo vende WTFilms.

(Tradotto dallo spagnolo)

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