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FILM Germania/Belgio

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Agnes, l’asimmetria delle relazioni amorose

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- In sala in Germania con Neue Visionen Filmverleih il dramma esistenziale che Johannes Schmid ha adattato dal best seller omonimo dello scrittore svizzero Peter Stamm

Agnes, l’asimmetria delle relazioni amorose
Odine Johne in Agnes

E’ in sala in Germania con Neue Visionen Filmverleih il dramma esistenziale Agnes [+leggi anche:
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che il colto regista teatrale e d’opera Johannes Schmid, qui al suo terzo lungometraggio, ha adattato con Nora Lämmermann dal best seller omonimo dello scrittore svizzero Peter Stamm. Una coproduzione tedesco-belga di Phillipe Budweg e Tom Blieninger con Lieblingsfilm e WDR, il film è passato al Palm Springs IFF 2016, al Max Ophüls Preis (premio alla protagonista Odine Johne) e al Bolzano Film Festival Bozen, dove Cineuropa lo ha visto, prima di approdare al cinema. 

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Agnes ricorda, con le dovute differenze, il recente Anomalisa di Charlie Kaufman. E’ un film sull’amore, l’egoismo e le relazioni. Relazioni amorose che non sempre sono perfette, anzi hanno una possibilità di funzionare proprio perché non lo sono mai. Come spiega in una scena la protagonista Agnes, che è una studentessa di fisica, “l’asimmetria rende possibile la vita: la differenza tra i generi, il tempo che scorre in una sola direzione…”

Ragazza dal volto diafano, eterea, quasi impalpabile, Agnes studia sempre all’interno di una biblioteca, e mostra leggeri segni di disturbo ossessivo compulsivo, come l’allineare meticolosamente libri e matite. E’ in quel luogo imbevuto di sapere che incontra Walter Richter (Stephan Kampwirth, conosciuto per le serie tv), affascinante scrittore di almeno dieci anni più anziano di lei che sta facendo ricerche per scrivere un libro sull’industria tedesca nell’Epoca Gugliemina. Avendo assistito per caso allo spirare di una giovane donna su un marciapiedi, la loro prima accesissima discussione è proprio sull’idea di morte. Piuttosto cinica in Walter, disperatamente spirituale in Agnes. L’uomo rivela un passato con ambizioni letterarie e leggendo una sua raccolta di poesie giovanili, Agnes ne confronta alcuni versi con la celebre ‘La strada non presa’ del poeta statunitense Robert Lee Frost: “Due strade divergevano in un bosco, ed io - Io presi quella meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza”. 

In questo sorta di “sliding doors” c’è la chiave del film. Quando la loro frequentazione diventa una relazione, Agnes chiede a Walter di scrivere un libro su di lei, su come lui la vede, sulla loro storia, inventando anche. Un giorno che lei deve partire per Bruxelles per una presentazione, lui comincia a introdurre elementi del tutto fittizi nella sua scrittura, che seguirà la tormentata coppia fino alla fine. 

Agnes è un film dall’atmosfera rarefatta e malinconica, che rallenta leggermente nella seconda parte, diretto splendidamente e con una fotografia densissima (Michael Bertl) e un montaggio accurato (Henk Drees, che lavora prevalentemente sui documentari). Odine Johne riesce a dare corpo e anima a questa giovane donna caratterizzata da una grande profondità e vulnerabilità, che fa ogni sforzo per esprimere il proprio dolore ma non riesce a comunicare con la persona amata. E prende la strada meno battuta.

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