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La Loi de la jungle: "La messa a norma sarà ingestibile"

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- Dopo La Fille du 14 juillet, Antonin Peretjatko firma una nuova commedia scatenata, intelligente e caustica, distribuita da Haut et Court

La Loi de la jungle: "La messa a norma sarà ingestibile"
Vimala Pons e Vincent Macaigne in La Loi de la jungle

Tarantole, iguane, serpenti e altre bestiole del regno animale si reggano forte perché esiste sul pianeta Terra una specie ben più sorprendente che prospera nell’assurda ostinatezza delle sue ambizioni civilizzatrici: l'essere umano. Ed è questo territorio del mondo moderno, dove dalle alte sfere amministrative provengono decisioni completamente sconnesse dalla realtà, che l’originalissimo cineasta francese Antonin Peretjatko ha scelto di trattare nel suo La Loi de la jungle [+leggi anche:
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, con la libertà burlesca e poetica che caratterizzava già il suo primo lungometraggio, La Fille du 14 juillet [+leggi anche:
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(scoperta della Quinzaine des réalisateurs cannense 2013 e nominato al César 2014 della miglior opera prima). Ritrovando con gioia i suoi attori feticci Vincent Macaigne e Vimala Pons (dopo aver resistito alle pressioni del sistema che lo incitava a scegliere attori presumibilmente più "redditizi") e senza mai rinunciare alla foga scatenata della sua natura comica, il regista rileva con una facilità stupefacente la sfida di allargare l’orizzonte del suo umorismo (molto più sottile rispetto a quanto il suo ritmo intensivo di gag potrebbe far pensare in un primo momento), con un film girato in un altro continente e che mischia diversi registri, dall’avventuroso al romanzesco sentimentale passando per il ritratto fantasioso e sarcastico dell’assurdità del conformismo dominante al giorno d’oggi.

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Intrappolato in una serie di stage da una decina d’anni, Châtaigne (Vincent Macaigne) si vede affidare a Parigi una missione dal Ministero della Norma: "certificare la conformità alle norme europee del cantiere Guyaneige", la prima stazione sciistica indoor in Amazzonia, un progetto concepito in collaborazione con un fondo pensionistico per anziani e con la Banca mondiale dello sport. Armato del Codice della norma e inseguito da un accanito ufficiale giudiziario a seguito di un caso di omonimia ("faccia in modo di dimostrare che lei è vivo"), il nostro affabile scapolo, timido e pieno di buone intenzioni, s’imbarca per la Guyana ("è la Francia, questo impero su cui il sole non tramonta mai!). Ma, ovviamente, a dispetto degli sforzi del Consiglio Tropicale Guyanese (diretto da Mathieu Amalric), la realtà in loco è ben distante dai disegni tecnocratici, così come la statua di Marianna che apre il film, trasportata in elicottero per un’inaugurazione e precipitata in mezzo alla foresta amazzonica... E il soggiorno sudamericano di Châtaigne sarà un susseguirsi di peripezie, con il nostro "eroe" che si perde in mezzo alla giungla in compagnia di un'altra stagista: Tarzan (la carismatica Vimala Pons, attualmente nelle sale anche in Elle [+leggi anche:
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di Paul Verhoeven). Notti sotto le stelle appollaiati sui rami, attraversamento di rapide, incontri grotteschi con soldati di ventura e con una setta religiosa, afrodisiaco irresistibile, pasti a base di larve e voli di farfalle... L'avventura e l’amore sono presenti in questo ritorno alla natura, in un film che sa prendersi il tempo di sognare anche in mezzo alla farsa più corrosiva originata dalle follie della globalizzazione squinternata.   

Prodotto da Alice Girard per Rectangle Productions, La Loi de la jungle è stato coprodotto dal Belgio e ha beneficiato del sostegno dell’anticipo sugli incassi del CNC. Lanciato questo mercoledì nelle sale francesi da Haut et Court, il lungometraggio è venduto nel mondo da Be For Films.

(Tradotto dal francese)

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