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LOCARNO 2016 Panorama Suisse

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The Chinese Lives of Uli Sigg, il lato nascosto di un paese indecifrabile

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- LOCARNO 2016: Il documentario svizzero del regista tedesco Michael Schindhelm presentato al Festival di Locarno nella sezione Panorama Suisse

The Chinese Lives of Uli Sigg, il lato nascosto di un paese indecifrabile
Uli Sigg in The Chinese Lives of Uli Sigg

Michael Schindhelm presenta al Festival del Film Locarno, nella sezione Panorama Suisse, il suo terzo documentario The Chinese Lives of Uli Sigg [+leggi anche:
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, un viaggio destabilizzante dai toni grandiosi nella storia della Cina tra chiusura e apertura al mondo, tra trasformazioni e difficili ricostruzioni. Un film sorprendente che attraverso il ritratto dell’impenetrabile Uli Sigg ci mostra il lato nascosto di un paese complesso e misterioso.

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Uli Sigg, imprenditore, ambasciatore e soprattutto collezionista d’arte svizzero ha giocato un ruolo maggiore nella fase di apertura economica della Cina dopo la morte di Mao. Non dimentichiamoci che Sigg ha diretto per dodici anni, a partire dalla fine degli anni Settanta, la ditta svizzera Schindler, prima joint venture impiantata a Pechino. Per molti anni il suo difficile compito è stato quello di convincere la Cina comunista dei benefici del mercato economico europeo. Un’impresa in apparenza impossibile che Sigg ha portato a termine con successo appoggiandosi sul suo carisma e sul suo innato senso della diplomazia. Durante i suoi lunghi soggiorni in Cina, prima come direttore della Schindler ed in seguito come ambasciatore svizzero a Pechino, Sigg ha messo insieme una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea cinese.

Michael Schindhelm ha conosciuto Uli Sigg durante le riprese del suo documentario Bird’s Nest ed è stato immediatamente sedotto dal personaggio: determinato, pragmatico ma al contempo sensibile al potere dell’arte. Il collezionista svizzero, malgrado abbia investito importanti cariche ufficiali, ha saputo rimanere in contatto con la realtà che lo circondava. Forse sono le sue doti diplomatiche ad avergli dato la libertà necessaria per poter osservare da vicino, molto da vicino, la società cinese. Sigg è stato testimone del risveglio del paese durante la politica delle porte aperte e questo attraverso gli innumerevoli viaggi, negoziazioni, osservazioni e cambiamenti. Il collezionista svizzero non ha solo fatto parte della trasformazione della Cina ma si è anche e soprattutto trasformato in analista di questa stessa trasformazione. Il suo scopo, al di là dei compiti ufficiali, è stato quello di capire cosa stava succedendo e questo attraverso l’arma più forte di tutte: l’arte. Sigg è diventato non solo il collezionista ma anche l’amico e il confidente di alcuni tra i più importanti artisti cinesi contemporanei: Ai Weiwei, Feng Lijun o ancora Wang Guangyi. Michael Schindhelm ha voluto sottolineare, attraverso il suo documentario, suddiviso in capitoli illustrati da suggestivi “tableaux vivants”, la dualità di un personaggio che dalle alte sfere politiche sapeva comunque mantenere uno sguardo verso l’esterno, verso una cultura che doveva nascondersi per sopravvivere. L’arte contemporanea cinese rappresenta una testimonianza unica delle trasformazioni della Cina. Le immagini grandiose e inquietanti di The Chinese Lives of Uli Sigg sembrano a loro volta dei quadri rinchiusi in un altro quadro, quello dello schermo, come a simbolizzare l’impossibilità per gli artisti cinesi di uscire da un mondo restato troppo a lungo sotterraneo. L’ultimo documentario di Michael Schindhelm è un ritratto intimo ma al contempo delicatamente glaciale di un personaggio che coltiva il mistero come arma di difesa. Al pubblico il compito di decifrarne il codice segreto.

The Chinese Lives of Uli Sigg è prodotto da T&C Film, SRF, RTS e RSI e venduto all’internazionale da Autlook Filmsales. È uscito nelle sale della Svizzera tedesca il 18 febbraio e in quelle della Svizzera romanda il 13 aprile. La sua presenza al Festival del Film Locarno marca la sua première nella Svizzera italiana.

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