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LOCARNO 2016 Cineasti del presente

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I Had Nowhere to Go, un viaggio radicale oltre il cinema

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- LOCARNO 2016: Il famoso e controverso artista scozzese Douglas Gordon presenta in prima mondiale il suo ultimo lungometraggio nella sezione Cineasti del presente

I Had Nowhere to Go, un viaggio radicale oltre il cinema
Jonas Mekas in I Had Nowhere to Go

I Had Nowhere to Go, ultima fatica dell'artista pluripremiato Douglas Gordon (vincitore del famosissimo Turner Prize nel 1996) si impone al Festival del Film Locarno, nella sezione Cineasti del presente, grazie alla sua carica sovversiva ed umana.

Sovversivo ed umano è anche il grande Jonas Mekas, protagonista di I Had Nowhere to Go, sorta di viaggio fantastico ed al contempo estremamente attuale nella mente di un uomo che ha vissuto mille vite diverse e che è miracolosamente sopravvissuto ad ognuna di esse. Jonas Mekas non è solamente il “capostipite del cinema d'avanguardia americano” ma anche e soprattutto un uomo che è dovuto fuggire dalla sua patria, la Lituania, a causa della guerra. Un uomo che ha vissuto tutta la sua vita in uno stato di esilio permanente, perennemente “straniero”, alla ricerca di un sentimento di appartenenza ma al contempo fiero della sua diversità. Il cinema è stata la sua unica vera casa ed è questo ciò che lo rende speciale, radicale e inclassificabile.

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“Il film è senza immagini, non è un errore se vedete uno schermo nero” ecco come Douglas Gordon introduce il suo film, con un attitudine di sfida, come se volesse testarci. I Had Nowhere to Go è un film su Jonas Mekas ma anche su tutti i profughi, esuli, viaggiatori forzati che popolano il nostro mondo. Alcuni riescono a cambiare vita, trovando nell'esilio la loro nuova terra d'adozione, altri invece vivono al quotidiano la solitudine e la malinconia di una vita fatta di ricordi. Come Mekas queste persone sono riuscite a fuggire dalla guerra: il loro corpo è salvo ma la loro mente fatica a guarire.

Douglas Gordon incarna la vita di Mekas sullo schermo, ne abita le parole attraverso l'immagine, o meglio, la non-immagine. Come detto dal regista stesso “una delle cose più importanti a proposito di Mekas è che lui non influenza ma abita”. Abita il cinema, abita la scultura, abita la vita”. I Had Nowhere to Go si prefigge come obiettivo quello di raccontare la storia di un uomo che ha fatto dell'arte la sua ragione di vivere. Il film si apre con una sequenza breve ma incredibilmente incisiva nella quale Mekas racconta una storia, come se si rivolgesse direttamente a noi, spettatori e al contempo confidenti. Il resto di I Had Nowhere to Go è invece dominato dall'oscurità di uno schermo nero (tranne qualche breve squarcio colorato e alcune brevi immagini di gesti quotidiani e di uno scimpanzé solitario) che diventa, con il passare dei minuti un compagno esigente di un'esperienza cinematografica radicale e decisamente fuori dal comune. La voce potente e rassicurante (malgrado la durezza del racconto) di Mekas ci guida e ci permette di immaginare la sua vita. Lo spettatore non è influenzato dalle immagini (pressoché assenti), al contrario è libero di “vedere” le parole di Mekas attraverso la propria immaginazione. Il cinema è messo a nudo, scarnificato e privato della propria essenza: le immagini, ma non per questo perde potenza o significato, tutt’altro. I Had Nowhere to Go è un'esperienza privata, intima e radicale che condividiamo però con gli altri spettatori. La sala cinematografica si popola di mille immagini diverse (che rimangono intrappolate nella mente dello spettatore) che diventano grazie alle parole di Mekas, corpo. Douglas Gordon ci conduce per mano in un'esperienza pluridisciplinare oltre i limiti di quello che chiamiamo comunemente “cinema”. Il viaggio resterà a lungo nella nostra memoria.

I Had Nowhere to Go è prodotto da Olddognewtricks e Moneypenny Filmproduktion.

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