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La Prunelle de mes yeux, una commedia graffiante e sfacciata sulla diversità

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- LOCARNO 2016: La regista francese Axelle Ropert stravolge le regole del politicamente corretto proponendo una commedia “ruvida” e imprevedibile, come la vita stessa

La Prunelle de mes yeux, una commedia graffiante e sfacciata sulla diversità
Mélanie Bernier et Bastien Bouillon dans La Prunelle de mes yeux

Dopo aver collaborato alla scrittura di brillanti sceneggiature in compagnia di Serge Bozon, Axelle Ropert si lancia nell'arena cinematografica nel 2009 con il suo primo lungometraggio La Famille Wolberg [+leggi anche:
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, seguito nel 2013 da Tirez la langue, mademoiselle [+leggi anche:
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(con Louise Bourgoin e Cédric Kahn). La Prunelle de mes yeux [+leggi anche:
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è il suo terzo scoppiettante lungometraggio, ed è stato presentato nel Concorso Internazionale del 69. Festival del Film Locarno.

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Un ragazzo, Théo (musicista di bouzouki, Bastien Bouillon) e una ragazza, Elise (sorprendente Mélanie Bernier) si incontrano. Abitano nello stesso palazzo, condividono una passione per la musica e una vita all'insegna di quella che la società cataloga comunemente (troppo comunemente) come “diversità”: Elise è cieca (anche se Théo non se n'è immediatamente accorto) e Théo vuole diventare un musicista di talento anche se di talento proprio non ne ha . Entrambi fanno parte di una generazione difficile, che deve far fronte, come può, alle difficoltà di un futuro sempre più incerto. Il loro primo incontro, in ascensore, è catastrofico, si detestano visceralmente ma come dice un proverbio “chi detesta ama”. Una messinscena assurda (o meglio una bugia) li farà progressivamente avvicinare, ma a quale prezzo?

La Prunelle de mes yeux nasce dall'osservazione casuale, da parte della regista, di una scena quotidiana. Una scena apparentemente banale, una mamma cieca che accompagna la figlia a scuola, che Axelle Ropert trova però estremamente toccante, al contempo imbarazzante e emotivamente potente. Rendere bello anche il ridicolo, ecco il punto di partenza di La Prunelle de mes yeux, commedia tragicomica, magnificamente insolente sulla diversità. Axelle Ropert riesce a trasportare il pubblico nel suo universo, fatto di personaggi al limite del burlesco (anche se sempre estremamente contemporanei), di finta leggerezza e di rinfrescante comicità (“à la française”) con grazia ed eleganza, senza fretta. La magia opera pian piano e i personaggi, malgrado una teatralità rivendicata (che ricorda l'universo di Lubitsch), si rivelano incredibilmente umani e toccanti. È giustamente la loro umanità senza esagerazioni a regalare al film quel tocco leggero e mai volgare, riconoscibile in tutti i film di Ropert. Sorprendente il modo in cui la regista riesce a parlare della cecità, senza falsi pudori o miserabilismo. Elise è cieca, questo è un fatto, ma non per questo vive una vita solitaria e infelice. Quello che vuole è essere vista per quello che umanamente è e non attraverso il prisma deformante dell'handicap. Théo la tratta come tratterebbe qualsiasi altra persona, con finta arroganza e un'apparente disinteresse, ed è proprio questo che Elise cerca.

L'ultimo film di Axelle Ropert ricorda l'audacia e l'eleganza del cinema classico statunitense: esagerato ma sempre calibrato, leggero ma mai superficiale. La musica di Benjamin Esdraffo (senza dimenticare le melodie tradizionali greche di bouzouki) si insinua tra le immagini come una brezza sottile portatrice però di tempesta. In effetti, malgrado l'apparente leggerezza dei personaggi il loro mondo interiore è in piena ebollizione. I dialoghi, perfettamente calibrati, diventano a loro volta musica: calda e gioiosa. 

La Prunelle de mes yeux è prodotto da Les Films Pélleas in coproduzione con ARTE. La vendita all'internazionale è gestita da Les Films du Losange.

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