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LOCARNO 2016 Semaine de la critique

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Cahier africain: uno spiraglio di vita intriso di dignità

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- LOCARNO 2016: Heidi Specogna abbraccia la cinepresa, per lottare insieme a quelli che come sola arma hanno il coraggio, quello di sperare ancora in un futuro possibile

Cahier africain: uno spiraglio di vita intriso di dignità

Fedele al suo istinto che l'ha spesso spinta a parlare di soggetti scomodi, facendo luce su una violenza ormai quasi banale, surreale tanto sembra lontana dal nostro quotidiano, la documentarista svizzera Heidi Specogna si sporca nuovamente le mani regalandoci un Cahier africain [+leggi anche:
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, proiettato alla Semaine de la critique del 69. Festival del Film Locarno, di una bellezza terrificante. Le prime parole pronunciate nel film da una voix off grave e calma potrebbero riassumere di per sé l'intero film. Alla domanda di tradurre il titolo del suo documentario in inglese la regista risponde che il “cahier africain” (quaderno africano) di cui parla potrebbe essere definito come un “empty book you feel instead of fill”. Un gioco di parole che ci fa capire a che punto questo diventi personaggio a se stante del film, un essere imperfetto e tremante che racchiude il dolore di tutto un popolo.

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Cahier africain comincia con il ritrovamento (da parte della regista) di un piccolo quaderno riempito dalle testimonianze, incredibilmente coraggiose, di trecento donne e uomini del Centrafrica che descrivono le violenze subite da parte dei mercenari congolesi durante il conflitto armato del 2008. Una testimonianza incredibile, nata dal bisogno viscerale di gridare la rabbia di quanti sono sopravvissuti ad una furia senza nome. Un documento che, come dice la stessa regista, non ha più smesso di perseguitarla. A causa dell'instabilità di un paese imprevedibile e crudele il “cahier” non ha mai raggiunto il suo porto: la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo (dove avrebbe dovuto essere presentato). È quindi toccato alla regista dare voce, ma soprattutto corpo, ad un documento tremante d'umanità, cosparso da inaspettate e potenti briciole di dignità. Cahier africain è tanto più importante se pensiamo che proprio quando le vittime di tante atrocità pensavano di aver finalmente superato l'inferno con la fine del conflitto armato, un'ennesima guerra scoppia riportando alla luce le angosce di sempre. Se la pace non può essere vissuta con i piedi su terra, una terra arrabbiata e impazzita, non resta che cercare di trovarla nel proprio cuore. La speranza è l'unica arma che gli resta.

L'ultimo film di Heidi Specogna parla letteralmente attraverso le sue immagini (le carrellate sui volti delle vittime fanno eco a quelle sui volti dei soldati, tutti accomunati da una disperazione che non lascia più spazio all'umanità) di una bellezza triste e disperata. Senza mai cadere nel miserabilismo la regista dipinge il quotidiano dei suoi protagonisti con pennellate di speranza (i colori dei loro vestiti, un sorriso rubato, il modo in cui le vittime carezzano le loro foto sul “cahier”). Perché la vita continua malgrado tutto, e il dolore si annida nel profondo degli occhi di chi l'ha vissuto. Come il fragile rifugio che si vede alla fine del film, pronto ad accogliere un temporale improvviso, i personaggi del film continuano miracolosamente a resistere alle intemperie della vita. Cahier africain gli ha ridato un volto, una dignità che troppo spesso sembra diluirsi nel mare di informazioni lisce che riceviamo dai media. Tragedie di cui ci indignano vivendole però come inferni lontani, orrori attutiti da un comodo schermo televisivo. Heidi Specogna riduce questo schermo a pezzi per farci capire fino a che punto la vita ha lo stesso valore ovunque. Un film terribile e poetico che richiede un coraggio estremo.

Rushlake Media si occupa dei diritti internazionali del film.

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