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LOCARNO 2016 Cineasti del presente

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Il nido racchiude un mistero troppo terribile da accettare

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- LOCARNO 2016: Klaudia Reynicke presenta un film molto personale, intriso di un misticismo selvaggio, quasi bestiale. Un primo lungometraggi di finzione che sorprende ed intriga

Il nido racchiude un mistero troppo terribile da accettare
Ondina Quadri in Il nido

Il nido della regista svizzero-peruviana Klaudia Reynicke, film presentato nella sezione Cineasti del presente del Festival del Film Locarno, èun luogo accogliente ed allo stesso tempo inospitale dalle forti connotazioni ticinesi: il villaggio immaginario di Bucco è stato creato a Palagnedra, la regista risiede a Lugano, il film è stato prodotto dalla ticinese Amka Films, senza dimenticare l’ammaliante colonna sonora composta dal gruppo Peter Kernel. Una rete di collaborazioni che hanno dato vita ad un progetto molto particolare, fra fatto di cronaca e superstizione.

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Cora (interpretata dalla promettente Ondina Quadri) torna nel suo paese natale, dove vuole passare un anno sabatico. Lì comincia a lavorare con suo papà Michele che oltre ad occuparsi dell’organizzazione dell’importante celebrazione della Vergine di Bucco, funge anche da sindaco. Bucco è conosciuto e visitato da molti pellegrini attirati dalla presunta apparizione della Vergine fra i boschi del villaggio, un mito attorno al quale si è costituita la ragione d’essere di tutto il borgo. Ma l’arrivo di un misterioso forestiero, Saverio (un maestoso Fabrizio Rongione) fa progressivamente vacillare le sicurezze che sorreggono il quotidiano degli abitanti sempre più agguerriti ed avidi, disposti a tutto per proteggere il loro “nido”. Cosa vuole Saverio? E se la sua terribile storia di violenza gratuita e brutale fosse vera? Accettarla vorrebbe dire uccidere il misticismo del luogo e con lui un’identità di gruppo che diventa sempre più grottesca.

La storia che ci racconta Klaudia Reynicke nasce dalla lettura di un fatto di cronaca successo nella vicina Italia, da cui la regista ha estrapolato alcuni agghiaccianti elementi attorno ai quali ha costruito la sua personale e crudele fiaba. Il sospetto, come un tarlo affamato, si insinua nell’apparente tranquillità del villaggio di Bucco per portare alla luce un dramma atroce, banalmente sepolto, come un volgare aneddoto, da tutta una comunità accecata dal suo stesso egoismo. Sempre interessata alle dinamiche di gruppo: famigliari (come nel suo Is This How Men Are?) o comunitarie, Klaudia Reynicke si addentra ancora una volta nei meandri della mente di un mostro dai mille volti che divora le singolarità di ognuno in nome di un vile benessere collettivo. La regista bracca i volti degli abitanti di Bucco, senza pietà, come a voler leggere la realtà che celano. Insieme gli abitanti danno l’impressione di recitare in un “presepe vivente” indossando delle maschere lisce e neutre che non riescono però a nascondere le scintille che brillano nei loro occhi. Il paesaggio apparentemente incontaminato che avvolge il paese come a volerne contenere la rabbia, come a volerne soffocare le grida, perde progressivamente la sua natura bucolica per tingersi di rosso sangue. Grazie ad una regia epurata che lascia parlare le immagini insistendo sullo sgretolarsi progressivo delle convinzioni granitiche dei personaggi, Klaudia Reynicke riesce a restituire un’atmosfera claustrofobica propria a tante piccole, grandi comunità. Il decomporsi dei visi dei colpevoli: il padre e lo zio di Cora, è tanto più forte se paragonato all’impassibilità di quello della nonna (Sonia Gessner), che ricorda la crudeltà delicata delle streghe di Suspiria di Dario Argento. Un film misterioso e inaspettatamente attuale che confronta ognuno di noi con il proprio bisogno di appartenenza. Fino a che punto siamo disposti a spingerci per proteggere il nostro “nido”? 

Il nido è prodotto da Amka Films Productions e coprodotto da Tempesta e RSI, SRG SSR. Filmcoopi Zürich ne è il distributore svizzero.

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