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LOCARNO 2016 Semaine de la critique

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Communion dipinge con delicatezza una famiglia rappezzata

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- LOCARNO 2016: Per il suo primo lungometraggio, presentato alla Semaine de la critique di Locarno, Anna Zamecka si intrufola nel quotidiano di una famiglia in bilico fra normalità e caos

Communion dipinge con delicatezza una famiglia rappezzata

I giovani protagonisti di Communion [+leggi anche:
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della regista polacca Anna Zamecka, presentato alla Semaine de la critique del Festival del Film Locarno, sono Ola, ragazzina di dieci anni con alle spalle una saggezza che sembra centenaria, e suo fratello Nikodem che malgrado soffra di autismo è costretto ad affrontare da solo un quotidiano che non riesce a decifrare, come se la sua differenza non fosse che un capriccio. L’infanzia, la gioia di scoprire il mondo attraverso il filtro dell’ingenuità, è un lusso che Ola e Nikodem non si possono di certo permettere, troppo occupati a colmare le lacune lasciate da genitori assenti e adulti indifferenti. Eppure il bisogno di spensieratezza riesce a fare capolino anche nelle situazioni più difficili ed è così che una festa improvvisata nella palestra della scuola si trasforma per Ola in ossigeno vitale, e l’avvicinarsi della prima comunione di Nikodem un avvenimento immancabile, obiettivo sognato di un quotidiano tanto triste da diventare a tratti quasi grottesco. “Niente è normale in questo posto” urla Ola di ritorno dalla festa a scuola, come se ogni volta che mette piede in casa il sogno di una vita normale si infrangesse, ancora e ancora.

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Nel mezzo di questa famiglia ammaccata, diretta da una ragazzina non ancora adolescente che cerca come può di sostituire un padre alcolizzato e una madre fantasma (che appare solo brevemente a metà del film per poi scomparire definitivamente), Nikodem che esprime come può un disagio che non riesce a capire, imprigionato in un mondo complesso di cui solo lui conosce le leggi. “Proibito ai mongoloidi” legge Ola su un suo disegno scarabocchiato sul quaderno di religione. Ola sa di essere diverso ma non riesce a dare un nome a questa diversità che ha la leggerezza del vento e la gravità della disperazione. “Sono un dio, sono un mezzo dio”, grida nel microfono di una chiesa vuota, e noi vorremmo davvero credergli. Che sia davvero lui la voce della verità, quella gioia che manca crudelmente a Ola? Quello che è certo è che al di là della tragicità della storia che racconta, Communion riesce a farci sorridere (il momento in cui Nikodem tiene testa al prete dicendogli che la gola non è un peccato ma una virtù è memorabile) e commuovere come a rivendicare un’innocenza non ancora completamente spenta.

Anna Zamecka riesce a cogliere il quotidiano dei suoi due protagonisti con una forza e allo stesso tempo un rispetto straordinari, come se la cinepresa si trasformasse nel quarto membro della famiglia (“per catturare questa folla di oggetti e sentimenti la telecamera ha dovuto diventare il quarto membro della famiglia” ammette la stessa regista). Nei momenti in cui Ola deve utilizzare tutta la sua forza per non crollare la cinepresa, frontale e decisa, sembra sostenerla, sapendo invece farsi discreta nei momenti in cui i sentimenti fanno pudicamente capolino: quando i volti assonnati sbucano da un mucchio di coperte mal assortite o quando le lacrime scorrono, disperate. Communion è un primo film forte e intransigente che non ha paura di mostrare la realtà, quella di una famiglia polacca come ce ne sono tante in tutto il mondo, così com’è: crudele ma vera, carica di piccole e grandi speranze, come quella, semplice, di festeggiare la propria prima comunione.

CAT&Docs si occupa dei diritti mondiali del film.

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