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The Eremites: un esordio da ricordare

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- VENEZIA 2016: Il regista italiano Ronny Trocker esplora uno spazio in cui l’uomo è spesso sconfitto dalla natura

The Eremites: un esordio da ricordare

Sin dall’inizio e fino all’ultima divertente, persino provocatoria, inquadratura, l’esordio cinematografico del regista italiano Ronny Trocker, The Eremites [+leggi anche:
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, una co-produzione Germania/Austria presentata alla sezione Orizzonti della Mostra internazionale di Venezia, trasmette il senso di imprevedibilità della natura: la storia di Albert (l’eccellente Andreas Lust, che fa pensare a un Robert Redford di mezza età per il suo fascino fanciullesco) ha molti assi nella manica, nonostante un ritmo lento e una quiete che vuole rendere omaggio alla magnificenza della natura.

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, in The Eremites, per Lust é il momento di fare escursionismo: l’attore interpreta Albert, un uomo sulla quarantina che vive nella parte di lingua tedesca delle Alpi italiane. Mentre lui abita in una valle, dove lavora in una cava di marmo, e possiede un confortevole appartamento in città, i suoi genitori vivono in un maso fatiscente, arroccato sulle imponenti montagne: la visuale è fantastica, ma la vita è dura in un luogo in cui il progresso (con tutti i suoi lati positivi e negativi) e la natura si battono per la supremazia. Non è un paese per vecchi, ma a quanto pare anche per i giovani non è facile...

Sin dall’inizio è evidente che ad Albert manca la sua vita lassù in montagna. Ed è evidente che manca anche a Trocker, cresciuto in un piccolo villaggio della stessa regione, poiché The Eremites mette in mostra un bellissimo, stringente contrasto tra la comoda ma rumorosa e superficiale vita cittadina e la semplice, seppur dura, vita di montagna, dove a ogni momento può avvenire una calamità e ogni passo, gesto, parola, pensiero hanno un peso diverso nell’aria rarefatta delle cime. Noncurante delle difficoltà, Albert torna spesso al maso diroccato dei suoi genitori  (i particolari della direzione artistica sono importanti quanto in Radiator [+leggi anche:
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di Tom Browne, per fare un esempio), ripetendo a se stesso che deve aiutare sua madre Marianne (Ingrid Burkhard, una delizia per gli occhi degli spettatori) e suo padre Rudl (Peter Mitterrutzner) a tirare avanti.

Strutturato come successione di contrasti tra i due diversi stili di vita, The Eremites accentua ostinatamente la differenza tra le condizioni della valle, dove le persone sgomitano per le loro insignificanti, spesso meschine, ambizioni, e la vita in montagna, dove la lotta con la natura è una lotta nobile, perché esistente sin dall’alba della civilizzazione. Marianne e Rudl sono degli eremiti della fede millenaria della lotta dell’uomo contro la natura, mentre invece Albert è attratto da entrambi i modi di vivere, il che trasforma ogni secondo che appare sullo schermo in un passo verso una decisione sulla sua vita.

La fotografia di Klemens Hufnagl e il montaggio di Julia Drack enfatizzano ulteriormente questo contrasto. La telecamera stringe sul viso dell’uomo quando è in città, ma si ritrae quando è nel mezzo della natura. L’inquadratura si allarga e la natura ingoia l’uomo. Inoltre, la tecnologia non sembra essere di grande aiuto in montagna: gli strumenti devono essere trasportati a mano, a prezzo di fatica e sudore. Con tante e tali difficoltà, è incredibile che la sceneggiatura di Trocker riesca a offrire al pubblico anche altri due avvincenti elementi: una storia d’amore e un interessante racconto sul lavoro.

The Eremites fa parte del catalogo della Sala Web di Venezia ed è disponibile qui per la visione online, dal 3 al 12 settembre.

 

(Tradotto dall'inglese)

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