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Les Survivants, le militanza nel sangue

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- Nel suo primo lungometraggio, il belga Luc Jabon si chiede se la militanza possa essere vissuta al di fuori della violenza rivoluzionaria

Les Survivants, le militanza nel sangue

Il belga Luc Jabon ha alle sue spalle un lungo percorso come sceneggiatore e cosceneggiatore per registi come Gérard CorbiauMarian HandwerkerDiego Martinez Vignatti e per documentari, tra i quali quelli dedicati ai cineasti Jaco Van Dormael, Bouli Lanners, Thierry Michel, Chantal Akerman, o ai fratelli Dardenne (L’Age de Raison, che ha anche partecipato a dirigere). Les Survivants è il suo primo lungometraggio di finzione.

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Luc Jabon ha tratto ispirazione dagli interrogativi ideologici che hanno accompagnato la sua giovinezza, oltre che la società belga degli anni Settanta e Ottanta: la militanza può essere vissuta in altro modo che nell’azione? E l’azione puo essere non violenta, o la rivoluzione deve esserlo necessariamente? In Les Survivants, il regista si interroga sulle ripercussione di questo dibattito dell’epoca e su quello che ne rimane oggi.

Nicolas Roulet (Fabrizio Rongione) esce di prigione dopo aver scontato una pena di 18 anni. Incarcerato a 19 anni, ha passato dietro le sbarre tutta la sua vita da adulto. In gioventù aveva fatto parte di una cellula rivoluzionaria convinta che per cambiare il mondo si dovesse passare attraverso la violenza. Durante una delle loro azioni, in cui Nicolas aveva il ruolo di autista, un poliziotto morì accidentalmente. Uscito di prigione, Nicolas desidera sinceramente reinserirsi nella società, trovare un lavoro e, perché no, impegnarsi nella vita di coppia con Nadia (Erika Sainte), una giovane e imprevedibile donna di cui si è innamorato. Alla sua liberazione, trova ospitalità in uno squat, dove si confronta con la gioventù antagonista attuale oltre che con i suoi vecchi amici, ancora in lotta contro una società in cui ingiustizie e diseguaglianze non  fanno che aumentare. Combattuto tra il desiderio di condurre una vita regolare e ordinata, e i suoi vecchi ideali, torna fatalmente a confrontarsi con un dilemma cordeliano.

“Tutto ridiventa possibile con te, sei il nostro eroe”. L’accoglienza ditirambica che Nicolas riceve da questa giovane generazione, nata da poco nel momento in cui lui finiva in carcere per un errore di cui ancora sente il rimorso, getta il suo animo nell’inquietudine. Se da una parte aspira a sistemarsi, tanto che vorrebbe chiedere un perdono impossibile all’orfana del poliziotto ucciso durante l’attentato perpetrato dalla sua banda, Nicolas è tuttavia tentato dalle nuove incarnazioni della militanza. Mentre lui sostiene che vorrebbe solo integrarsi, i giovani con i quali condivide lo squat, da parte loro, vogliono invece sottrarsi a una società che giudicano troppo violenta verso gli esseri umani e verso la natura. Le battaglie si sono spostate: non si combattono più direttamente sul terreno politico, ma si estendono all’ecologia (falciatura delle coltivazioni OGM, blocco dei convogli di rifiuti nucleari) e alla protezione dei dati personali (attacchi ai data center). Il mondo è cambiato, come Nadia fa notare a Nicolas, mentre lui parla con nostalgia dell’Albania degli anni Ottanta, una delle peggiori dittature al mondo, in cui i giovani della sua generazione credevano di aver trovato un ideale. Dov’è la battaglia, oggi? E quali sono le sue armi? Nicolas sembra condannato a un destino che gli sfugge dalle mani, in cui gli errori, per quanto fatali, si ripetono incessantemente...

Il film è una co-produzione tra la società belga Iris Films e la lussemburghese Iris Productions, ha il sostegno del CCA, del Film Fund Luxembourg, del Wallimage/Bruxellimage, della RTBF e del Tax Shelter. Iris Films farà uscire il film nelle sale belghe questa settimana. 

(Tradotto dal francese)

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