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TORONTO 2016

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Orpheline: ritorno alla fonte del karma

di 

- Quattro attrici per rappresentare una stessa donna in quattro momenti diversi della vita. Un brillante film concettuale, dal realismo potente, firmato Arnaud des Pallières

Orpheline: ritorno alla fonte del karma
Adèle Exarchopoulos e Gemma Arterton in Orpheline

“Tu non assomigli alla ragazza che ho conosciuto”. La trentenne a cui sono rivolte queste parole si chiama Renée, ma a vent’anni era Sandra, a 13 Karine e da piccola Kiki. Quattro identità che il talentuoso regista francese Arnaud des Pallières esamina una ad una, attraverso l'avvincente à rebours temporale di Orpheline [+leggi anche:
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, presentato in anteprima mondiale al 41mo Festival di Toronto e selezionato per la competizione del 64mo Festival di San Sebastian (dal 16 al 24 settembre 2016).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)Cine Iberoamericano Int

Concepito come sfida formale tutt’altro che semplice, poiché il personaggio principale è interpretato da quattro attrici diverse (la sottile Adèle Haenel, l’esuberante Adèle Exarchopoulos, l'incandescente Solène Rigot e la giovanissima Véga Cuzytek) come il riflesso delle molteplici sfaccettature della personalità che ogni essere umano cela e quello delle evoluzioni di ogni individuo nel corso della sua esistenza, il film non solo compila con incredibile sicurezza (perché le attrici non sono molto somiglianti) questo diario di sfide concettuali, ma include anche un abile svolgimento narrativo in stile matrioska. L’esperienza documentaristica del regista gli permette anche di disegnare un ritratto di donna di grande profondità, nutrito di un realismo sociale e psicologico penetrante, amplificato da una messa in scena intensa e carnale, il più possibile vicina alla pelle e all’epicentro di violente emozioni.

Con una vita tutt'altro che semplice, la protagonista e la sua forte determinazione a guadagnarsi la sua libertà (per sfuggire soprattutto al giogo degli uomini e del determinismo sociale) sbattono continuamente contro una specie di fatalità, un oscuro destino che ha le sue radici nel passato ed è condizionato da una serie di incontri e di “cattive frequentazioni”. Dall’universo delle scommesse e delle corse ippiche, dove il denaro scorre come la tentazione a impossessarsene per estinguere i debiti e assicurarsi un futuro, passando per le discoteche dove la carne giovane dell’adolescenza è messa a rischio dalle intenzioni più o meno buone di un circolo di adulti, fino alla rudezza degli ambienti popolari, dove i bambini abbandonati a loro stessi giocano a nascondino in uno sfasciacarrozze, Orpheline risale il filo di un’esistenza nata sotto il segno dellla violenza ambientale, che deve trovare a tastoni il proprio cammino, in un’atmosfera in cui i sentimenti e il sesso funzionano sempre come moneta di scambio.  

Sotto un incipit da thriller, con una donna che esce di prigione (la magnetica Gemma Aterton) e va a chiudere un vecchio conto con la direttrice di una scuola, il film prosegue con uno scavo a ritroso in tre momenti del passato, in una trama avvincente (scritta da Christelle Berthevas insieme al regista), a volte interrotta dall’avanzare del presente, pervasa da una voracità e da una vitalità incisiva, amplificata dalla fotografia estremamente carnale di Yves Cape. Questi sono solo alcuni pregi che, tra molti altri, fanno di Orpheline un’opera di alta qualità, nel solco dei precedenti film di Arnaud des Pallières (in particolare Michael Kohlhaas [+leggi anche:
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, in concorso a Cannes nel 2013), un cineasta che non ha paura di esplorare nuovi territori e di lasciarvi la sua personale impronta.

Prodotto da Les Films Hatari, e co-prodotto da Les Films d'Ici, Arte France Cinéma e Rhône-Alpes Cinéma, Orpheline è venduto all’estero da Le Pacte.

(Tradotto dal francese)

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