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Blessed Benefit: un film sul carcere diverso dal solito

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- Un film proveniente dalla Giordania ci accompagna in un viaggio piuttosto sorprendente nel territorio raramente esplorato della società locale

Blessed Benefit: un film sul carcere diverso dal solito

Con un background di documentari, il più noto dei quali è Recycle, che ha vinto il Premio alla Fotografia al Sundance nel 2008, non sorprende che il regista di origine giordana e residente in Olanda Mahmoud al Massad abbia basato il suo primo lungometraggio, Blessed Benefit, su una storia vera, affidando il ruolo del protagonista al vero personaggio al centro della vicenda, e dando tutti gli altri ruoli a non-professionisti, incluso se stesso. Il film è stato presentato al pubblico europeo nella Competizione Internazionale del Festival di Varsavia, dopo l'anteprima mondiale a Toronto.

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Ahmad Tharer è un operaio edile che ha usato l'acconto di un cliente per aiutare un cugino a comprare, e poi vendere, dieci computer portatili dal Canada. I portatili restano bloccati alla dogana, e il cugino non riesce a riceverli in tempo. Di conseguenza, Ahmad non riesce a restituire il denaro al cliente, che lo fa andare in carcere per tre mesi.

Una volta dentro, il nostro eroe si sente, ​​in un primo momento, perso e spaventato. È un uomo di famiglia e la situazione gli è completamente estranea. Condivide una grande cella dormitorio con una decina di altri detenuti. Ma non ci sono personaggi davvero pericolosi in questa prigione (il regista ha spiegato durante un dibattito che si tratta di una prigione riservata a condannati per frode), e presto ci fa l'abitudine. Stringe amicizia con Mor, il quale gestisce una sorta di supermercato in loco, che vende sigarette e beni di prima necessità ai suoi compagni di stanza. Nel frattempo, il cugino di Ahmad cerca di riprendersi i computer, ma la sua evidente incompetenza e alcune disavventure molto divertenti gli impediscono di riuscirci.

È un film sul carcere insolitamente benevolo. Si assiste appena a una scazzottata, e anche le guardie e il secondino non sono troppo duri con i prigionieri. Buon per Ahmad, perché è una persona dolce e pacifica che, in qualsiasi altro tipo di penitenziario, sarebbe diventato uno zerbino calpestato da tutti gli altri.

E tutta la società in cui Ahmad vive rappresenta una sorta di benevolo ambiente arabo. Le persone chiedono l'elemosina, fanno affari e rubano, la polizia è corrotta e incompetente, ma nessuno è davvero violento. Il regista ha spiegato durante il dibattito di aver cercato di essere il più realistico possibile. Se è così, si spiega certamente quella che è probabilmente l'unica scena della doccia in carcere nella storia del cinema, in cui un personaggio fa semplicemente una doccia, da solo.

Si tratta di una storia compiuta e leggera, con momenti di toccante contatto umano, intervallati da umorismo nero. La scenografia offre un ambiente credibile, e la macchina da presa gioca intorno ai personaggi, ora seguendoli, ora balzandogli davanti - ma sempre razionalmente e mai in modo troppo caotico. I dialoghi sono naturali, per quanto possibile in una traduzione inglese che, provenendo dall'arabo (e da lingue turche e balcaniche, peraltro), suona spesso goffa in ogni film che cerca di portarci in un mondo popolare che parla col suo stile. Il titolo del film è un buon esempio di questa, a quanto pare insormontabile, discrepanza.

Blessed Benefit è una co-produzione tra la tedesca Twenty Twenty Vision, la giordana Jo Image, e le olandesi Habbekrats e iSee Film. Beta Cinema ha i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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