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Las furias: un clan maledetto

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- Il debutto cinematografico dell’applaudito drammaturgo Miguel del Arco, che ha inaugurato la 61a Seminci, ha un alone mitologico da tragedia familiare classica

Las furias: un clan maledetto
Carmen Machi e Pere Arquillué in Las furias

Miguel del Arco è stato attore in film di Imanol Uribe (Bwana, Plenilunio), Manuel Gómez Pereira (Boca a boca) e Emilio Martínez Lázaro (La voz de su amo) prima di diventare l’autore e regista teatrale di maggior spicco della scena spagnola: sono suoi i fortunati adattamenti postmoderni di classici come Il misantropo, Uomini e topi e L’ispettore generale, fra i tanti altri. Si è cimentato anche con una controversa operetta di Federico Chueca la scorsa estate, con la complicità di un altro "kamikaze": Paco León, che ne è stato il protagonista. Questa vena revisionista di Del Arco – e la sua filiazione teatrale – sono palesi in Las furias [+leggi anche:
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, sua opera prima da cineasta che ha aperto sabato scorso l’edizione numero 61 della Seminci di Valladolid (leggi la news).

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Ma quali sono le furie del titolo? Lasciamo che sia lo stesso regista a spiegarcelo: “I greci si inventarono queste figure mitologiche per spiegare tutto ciò che sfuggiva alla loro comprensione: sono esseri dediti a perseguire chi commette crimini contro la famiglia. Impersonano quelle forze maligne che a volte riversiamo sulla famiglia e che rendono incomprensibili certi comportamenti di alcuni suoi membri”. Con questa dichiarazione-introduzione si coglie meglio lo spirito fatalista, tragico e mitologico di questo film che cerca di sposare la magia del teatro omerico con i conflitti di una famiglia del XXI secolo, cosa che non sempre funziona bene.

Dalle prime immagini, le furie appaiono come tre donne dai modi severi e l’abbigliamento anacronistico: ovviamente, non sono esseri di questo mondo… né di questo tempo. In seguito conosceremo la famiglia protagonista, guidata da una coppia matura di divorziati (José Sacristán e Mercedes Sampietro), lui ex attore che ora soffre di demenza senile, lei eminente psicologa che comincia una nuova vita con una persona molto più giovane. Proprio quando la madre prende una decisione che riguarda il futuro economico e il passato emotivo dei suoi figli (Carmen Machi, Gonzalo de Castro e Alberto San Juan), questi cominciano a comportarsi come autentici vampiri implacabili, convertendo una riunione di famiglia in un incubo rabbioso e narcisistico.

Anche se il cast a volte cade nell’istrionismo, se qualche passaggio funzionerebbe meglio su un palco piuttosto che sullo schermo, e se questo connubio classico-moderno può stridere per la sua pedanteria, dobbiamo riconoscere il coraggio di Del Arco nell’affrontare la spinosa questione della famiglia disfunzionale affondando il dito nella piaga. Perché è pericolosamente facile e sconcertante riconoscersi in questi figli che controllano la vita dei loro genitori pur continuando a succhiare le mammelle materne in modo abusivo e crudele. Il consumismo dilagante nella società moderna trova espressione anche nel comportamento di alcuni personaggi, che non praticano l'etica e gli atteggiamenti moderni che richiedono dagli altri. E, naturalmente, esporre i segreti e le bugie che ogni famiglia tiene nascosti sotto chiave ha un suo potere catartico. E’ lì che Las furias raggiunge alti livelli di emozione, analisi e interesse, anche se la sua eccessiva lunghezza (il prologo si estende più del raccomandabile) e un’apoteosi finale possono disorientare il pubblico non avvezzo all'epopea tragica. Per questo, il film sembra non connettersi con il pubblico contemporaneo, ma la sua audace doppia personalità spalanca le porte del cinema d’autore a un innovatore del teatro che ha avuto il coraggio di espandere i propri orizzonti creativi... con esito incerto.

(Tradotto dallo spagnolo)

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