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A Quiet Heart: una battaglia religiosa su piccola scala

di 

- Nel suo terzo film, il regista israeliano Eitan Anner affronta la costante tensione religiosa di Gerusalemme, ma sul micro-livello di un personaggio in un ambiente nuovo

A Quiet Heart: una battaglia religiosa su piccola scala
Ania Bukstein e Giorgio Lupano in A Quiet Heart

Nel suo terzo lungometraggio, A Quiet Heart [+leggi anche:
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scheda film
]
, che ha appena vinto il Grand Prix al Miglior Film nella Competizione Principale del Tallinn Black Nights Film Festival, il regista israeliano Eitan Anner affronta la costante tensione religiosa di Gerusalemme, ma sul micro-livello di un personaggio in un ambiente nuovo. 

Naomi (Ania Bukstein, che ha inoltre vinto il Premio alla Miglior Attrice al Black Nights), giovane pianista professionista di Tel Aviv, vuole iniziare una nuova vita a Gerusalemme. Veniamo a sapere nella prima metà del film che sta vivendo una crisi personale non specificata. Non vuole più inseguire il suo sogno di diventare una pianista di fama mondiale, professione che sembra esser stata programmata per lei dai suoi genitori severi e iperprotettivi per la maggior parte della sua vita. Liberandosi da questi vincoli e trovando la sua strada e il suo posto nel mondo, si trasferisce a Gerusalemme, in un appartamento di un quartiere ultra-ortodosso, in cui è sotto pressione perché deve rispettare il rigido stile di vita. Disinteressata in materia religiosa, Naomi scopre pian piano cosa sia successo all'ex inquilino, e l'atmosfera si fa più intensa poiché dovrà decidere se scappare di nuovo o resistere da sola. 

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A Quiet Heart inizia a far salire la suspense, sebbene l'impressione che si ha è "troppo poco e troppo tardi", poiché veniamo lasciati troppo a lungo a chiederci quale sia il segreto dietro il trasferimento di Naomi a Gerusalemme. Quando viene fatta un po' di luce sul suo background di pianista e sulla sua rottura con il fidanzato di vecchia data, si è quasi perso interesse in queste spiegazioni, non abbastanza elaborate. Invece, il regista introduce una chiesa cattolica nel quartiere, e il suono del suo organo a canne, che attira Naomi, come espediente narrativo per catalizzare il suo scontro con gli abitanti ultra-ortodossi. Incontra l'organista, il bel Fratello Fabrizio (Giorgio Lupano), che inizia a insegnarle a suonare lo strumento (abbastanza simile al pianoforte da interessarla, ma abbastanza lontano da non farle venire in mente ricordi dolorosi), che porta allo sviluppo di un legame goffamente provocante tra i due.

Nel complesso, il ritmo lento è controproducente per il film, ma delinea in modo convincente la natura divisa della città e dei suoi gruppi religiosi, creando atmosfere contrastanti nel suo immaginario. Mentre il blocco di case popolari di Naomi trasmette uno stato d'animo agghiacciante, quasi ostile, illuminato da una luce blu fredda, l'interno della chiesa è immerso in una calda e accogliente tonalità arancione. Sappiamo che Naomi ha trovato il suo posto e la sua casa, una volta che il suo appartamento viene inondato da una luce altrettanto confortante verso la fine del film.

Con A Quiet Heart, lo sceneggiatore-regista Anner ha realizzato un'opera che rappresenta il tema della coesistenza di diverse religioni, un tema intrinsecamente importante in Israele, e in particolare a Gerusalemme. La risposta che il film ha da offrire è che ci vuole il coraggio di un individuo audace per resistere all'intolleranza. Il film perde, purtroppo, la sua possibilità di avere un impatto maggiore a causa del suo mancato sviluppo del personaggio di Naomi, e della superficialità con cui tratta il contesto e il soggetto.

In collaborazione con

 

(Tradotto dall'inglese)

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