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Dalida: funambula tra la vita, l’amore e la morte

di 

- Lisa Azuelos firma un biopic efficace sul destino appassionato, sfavillante e tragico della cantante. Un film distribuito e venduto da Pathé

Dalida: funambula tra la vita, l’amore e la morte
Sveva Alviti in Dalida

Da qualche anno, il cinema francese si misura regolarmente, e con successo al botteghino, con biopic di figure iconiche della canzone nazionale. Dopo La vie en rose [+leggi anche:
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, in sala da domani con Pathé e che sarà proiettato in apertura dei 19mi Rendez-vous del cinema francese, il mercato organizzato a Parigi da UniFrance.

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Alle redini del film, Lisa Azuelos (LOL [+leggi anche:
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) ha offerto il ruolo principale a una sconosciuta, l’italiana Sveva Alviti, una scelta rischiosa che si rivela efficace: la giovane neofita incarna Dalida con carisma e una forza emotiva impressionante nell’interpretazione delle canzoni. E sebbene il volto dell’attrice patisca poco i segni del tempo lungo un racconto che va dal 1956 (il concorso a Parigi che rivela Dalida, allora 23enne) al 1987 (anno del suo suicidio), questo dettaglio è relativamente accessorio poiché il film, pur rispettando la veracità del suo materiale (il fratello della cantante, Orlando, ha collaborato alla sceneggiatura scritta dalla regista, e il montaggio utilizza abilmente gli archivi TV, radio e stampa) si presenta senza complessi come un "prodotto" popolare ben calibrato che si concentra sull’impossibilità per Iolanda Gigliotti (nata da una famiglia italiana stabilitasi in Egitto) di realizzarsi come donna, mentre brilla invece come artista con il nome di Dalida.

Il film si apre sulle note di Un po’ d'amore (rivisitazione di Night in White Satin) all’aeroporto di Orly, il 26 febbraio 1967, mentre Dalida mente a suo fratello Orlando (Riccardo Scamarcio) e a sua cugina Rosy (Valentina Carli), facendogli credere di partire per rimettersi in sesto, e recandosi invece in segreto nella camera 76 dell'hotel Prince de Galles a Parigi dove tenta di mettere fine ai suoi giorni, un mese dopo il suicidio del suo amante Luigi Tenco (Alessandro Borghi). Segue il soggiorno in una casa di riposo che permette di introdurre diversi personaggi importanti nella vita della cantante e di lanciare dei flashback, dall’infanzia in Egitto (le sofferenze di una nerd derisa dai suoi compagni che vede poi suo padre, un violinista, incarcerato perché italiano nel contesto della Seconda guerra mondiale) al concorso "Les Numéros 1 de demain" nel 1956 all'Olympia sotto gli occhi di Lucien Morisse (Jean-Paul Rouve), direttore dei programmi di radio Europe 1 che si innamorerà di Dalida, sarà il suo pigmalione e la proietterà verso la celebrità, con l’aiuto di Eddie Barclay (Vincent Perez) e di Bruno Coquatrix (Patrick Timsit).

Ma gloria artistica e felicità privata non andranno mai di pari passo per Dalida e i suoi tanti colpi di fulmine sentimentali termineranno spesso in tragedia, con tre uomini della sua vita morti suicidi (Tenco, Morisse e Richard Chanfray, interpretato da Nicolas Duvauchelle) e la possibilità di diventare madre negatale dapprima dal suo sposo-manager ("le star non rimangono incinta, rovina il mito"), poi a causa di un aborto (conseguenza di una relazione "cougar") che la rende definitivamente sterile.

Questa traiettoria tanto sfavillante quanto "maledetta", Lisa Azuelos la traccia molto velocemente facendo risuonare le canzoni interpretate nel film con gli episodi più dolorosi della vita della cantante, dando vita a un lungometraggio che alcuni giudicheranno riuscito mentre altri lo troveranno sicuramente troppo melodrammatico.

Prodotto da Julien Madon (Producer on the Move 2016 dell'European Film Promotion - leggi l'intervista) e dalla regista per Bethsabée Mucho, Dalida è venduto nel mondo da Pathé.

(Tradotto dal francese)

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