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Angle mort: ingranaggio fatale

di 

- Con il suo terzo film, Nabil Ben Yadir realizza un poliziesco in piena regola, un film di sbirri e malviventi sullo sfondo dell’ascesa del populismo

Angle mort: ingranaggio fatale
Ruth Becquart e Peter Van Den Begin in Angle mort

Nabil Ben Yadir è apparso come una cometa sulla scena cinematografica nel 2008 con Les Barons [+leggi anche:
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, una commedia sociale che aveva per protagonista la comunità maghrebina di Bruxelles, faceva saltare i cliché e mostrava Bruxelles come non si era quasi mai vista al cinema. Enorme successo di pubblico, il film aveva attirato più di 170.000 spettatori. Nel 2013, torna con La Marche [+leggi anche:
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, progetto ambizioso ispirato a un episodio sconosciuto della storia della Francia, la Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo (1983). Con Angle mort [+leggi anche:
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intervista: Nabil Ben Yadir
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(Dode Hoek), torna in terra belga e nel cuore delle sue problematiche politiche.

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Jan Verbeeck è il commissario capo della polizia di Anversa. Mentre si appresta a ritirarsi per lanciarsi in una carriera politica sulfurea in seno a un partito populista, si concede un’ultima operazione per arrestare Ozgür, un dealer che insegue da anni. Ma le cose non vanno come previsto. Le notizie passate da un informatore sono di dubbia affidabilità, e Verbeeck e la sua squadra si ritrovano incastrati in una trappola esplosiva che getta un’ombra sulle ultime ore della sua carriera. Senza contare che nel corso dell’operazione, Verbeeck scopre qualcosa che sembra tormentarlo, tanto da essere disposto a scappare dalla sua festa di addio e assumersi rischi sconsiderati.

Con Angle mort, Nabil Ben Yadir realizza un film potente, un film di sbirri e malviventi in piena regola, dove non si capisce bene chi è cosa. Accecato dalle sue convinzioni populiste e paternalistiche e mosso da un’ambizione smisurata, il suo commissario corrotto non vede arrivare la fine, la fine di un’epoca, la fine di un’egemonia. Sotto certi aspetti, il destino di Verbeeck non manca di ricordare quello di certi eroi antichi in piena crisi d'hybris, talmente lacerati da conflitti di lealtà che non gli resta altro che il tradimento. Il tutto sullo sfondo di sparatorie e di traffici di droga. Ed è proprio questa la forza di Angle mort, usare perfettamente la grammatica del film d’azione (una menzione speciale al commento sonoro particolarmente riuscito), osare con personaggi "bigger than life", applicandovi un filtro politico e sociale di un’attualità bruciante. Nabil Ben Yadir ha voluto fare un grande film popolare. Cosa degna di nota, ha inoltre voluto proporre due versioni al pubblico belga. Il film, essenzialmente parlato in fiammingo, ha infatti una sua versione doppiata in francese. 

Nel cast ritroviamo l’ormai immancabile Peter van den Begin (Everybody Happy [+leggi anche:
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. Il film è sostenuto dalla Federazione Vallonia-Bruxelles, Screen Flanders e il VAF.

(Tradotto dal francese)

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