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SOLETTA 2017

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La vallée du sel, un primo film personale e catartico

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- Per il suo primo lungometraggio che racconta la storia dei suoi genitori minacciati di morte, Christophe M. Saber ha scelto la cinepresa per esorcizzare il suo terrore

La vallée du sel, un primo film personale e catartico

Christophe M. Saber, giovane regista egiziano-svizzero diplomato in cinema alla HEAD di Ginevra, presenta in prima mondiale alle Giornate di Soletta il suo personale La vallée du sel [+leggi anche:
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che compete per il Prix de Soleure. Nato quattro anni fa dall’urgenza di raccontare un momento storico ed allo stesso tempo una situazione famigliare estremamente delicata, La vallée du sel non vede la luce che oggi, come se prima il materiale raccolto fosse stato troppo tagliente per essere lavorato.

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Il primo lungometraggio di Christophe M. Saber ci riporta nel cuore del caos politico che scuote l’Egitto dall’inizio della rivoluzione. Di ritorno per la prima volta nella sua terra natale dopo la sua partenza, sei mesi prima, per la Svizzera, Christophe M. Saber scopre un Cairo nuovo e per molti aspetti ostile, lontano, molto lontano da quello che ha conosciuto da bambino: “una città che riconosco ma che mi accorgo ha cambiato profumo”, dice nel film. A scurire ancora di più questo quadro i suoi genitori gli annunciano, alla vigilia della sua partenza per l’Egitto, che da alcuni tempi sono vittime di minacce di morte collegate alla loro attività in seno alla comunità cristiana (e in particolare alle presunte conversioni forzate all’interno del centro che hanno costruito nella “vallée du sel”). Questo è il clima nel quale per due settimane il regista filma i suoi genitori che mettono alla prova la loro fede per darsi il coraggio di avanzare e rivendicare il loro posto in un paese dai piedi d’argilla. Incapace di aggrapparsi allo stesso fervore religioso dei suoi genitori, Christophe M.Saber trasforma la cinepresa in arma con la quale affrontare il suo terrore, con la quale esprimere quello che le parole non sanno. L’occhio della telecamera lo aiuta ad illudersi che quello che vede, quello che vive, non è che finzione, una storia malleabile la cui fine è ancora da scrivere. Questo distacco creato dalla finzione, dal filtro filmico, è lo stesso che ha permesso al regista, come lui stesso lo ammette, di portare a termine (soprattutto in fase di montaggio) un film tanto personale e intimo da rischiare di scivolargli di mano.

Nato senza un vero e proprio obiettivo se non quello di catturare quelle che sarebbero potute essere le ultime immagini dei suoi genitori, La vallée du sel si trasforma piano piano in necessità di denunciare una situazione intollerabile ed ingiusta con lucidità ed allo stesso tempo un inevitabile coinvolgimento non sprovvisto di sani e inaspettati momenti di umorismo. La voce del regista, fuori campo, parla direttamente ai genitori ponendogli le domande che non ha avuto il coraggio di formulare ma a cui la cinepresa cerca di rispondere: attraverso i piani ravvicinati su una mano che non può impedirsi di tremare, discretamente, o un volto diviso fra speranza e terrore. La voce di Christophe M. Saber invita lo spettatore nella sua testa, in quel groviglio di riflessioni che lo abitano, per condividere con lui una situazione a dir poco ansiogena. Il suo punto di vista ci accompagna durante tutto il film creando una tensione quasi insopportabile come se stessimo guardando un film thriller che speriamo con tutte le forze possa avere un lieto fine. La vallée du sel è un ritratto prezioso di una coppia che sembra venire da un altro tempo, un tempo in cui le proprie convinzioni valevano più della vita stessa. Incredibile e catartico.

La vallée du sel è prodotto da Box Productions e distribuito in Svizzera da Outside The Box.

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