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Casting, le lacrime amare di un personaggio in cerca di personaggio

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- BERLINO 2017: Il film di Nicolas Wackerbath è una storia sul cinema strutturata come una matrioska, nel soggetto e nella forma, assolutamente audace per il suo carattere illusionistico

Casting, le lacrime amare di un personaggio in cerca di personaggio

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, il film che ha aperto il Forum del 67° Festival di Berlino, si è rivelato una scelta molto azzeccata, perché finge di farti entrare dalla porta di servizio nel mondo del cinema, per poi immergertici magistralmente, sotto la direzione di un regista, Nicolas Wackerbarth, che agisce come un prestigiatore.

All’inizio di Casting, infatti, crediamo di assistere ad alcuni giorni di audizioni per un remake di Le lacrime amare di Petra von Kant di Fassbinder, come se fosse un reportage d’osservazione camera a spalla: ascoltiamo le conversazioni quotidiane che si tengono nei camerini e sul set e osserviamo, mano a mano che le attrici che si succedono per il ruolo di Petra, la complessa relazione d’interdipendenza tra queste e la regista Vera (Judith Engel), che oscilla tra la sottomissione accompagnata dal bisogno di riconoscimento, e la resistenza che sfiora la sfida, il tutto condito da una vanità comprensibile e allo stesso tempo un po’ ridicola.

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Le dinamiche in gioco in questo processo, assimilabile a un parto, tanto cruciale sul piano artistico quanto doloroso a livello umano (perché manipola le relazioni e urta la sensibilità per il modo in cui mette in discussione l’integrità che ogni membro della squadra del film mette chiaramente nella sua missione), sembrano messe in risalto dalla presenza sul set di una figura esterna, Gerwin, un ex aspirante attore che pare essere ovunque, e solo per dare le battute. Ma mano a mano che i provini vanno avanti, mentre la troupe ha l’impressione di girare a vuoto intorno alle intenzioni criptiche di una regista che incarna il motore della frustrazione regnante, questo visitatore dapprima insignificante (interpretato in modo notevole dall’austriaco Andreas Lust – conosciuto specialmente per il film candidato agli Oscar Revanche - Ti ucciderò [+leggi anche:
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, e per il formidabile The Robber [+leggi anche:
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) fa mostra di un’implicazione, fisica e di altro ordine, piuttosto sorprendente.

Allo stesso tempo, il coinvolgimento di Gerwin, che arriva fino all’abbraccio sensuale con l’attore che va a sostituire, ai complimenti ossequiosi e anche, letteralmente, al baciare i piedi, mette a disagio. Con una sospettosa attitudine al sacrificio, circonda il suo ruolo su questo set di un’indefinitezza che infastidisce, e sembra complicare le cose, strappando Casting dal frammento metacinematografico per farne un puro racconto di finzione, abitato da un personaggio in cerca di personaggio. Questo, pertanto, induce crudelmente in errore: in verità, dall’inizio alla fine, la sola cosa che conta è il film, la materializzazione della visione del regista, questa intenzione impalpabile che lo rende non tanto un burattinaio quanto un illusionista, costretto a ignorare le lacrime amare di Gerwin per trovare quelle di Petra.

Il film è una produzione SWR – Südwestrundfunk.

(Tradotto dal francese)

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