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Loving Pia: creare l’amore di una vita

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- BERLINO 2017: Il secondo film di Daniel Joseph Borgman è un docu-fiction che ha per protagonista una donna vera e che costruisce per lei una storia d’amore

Loving Pia: creare l’amore di una vita

Pia Skovgaard è una donna di 60 anni con una disabilità intellettiva indefinita. Vive in un villaggio in Danimarca con la madre, Guittou, la cui età avanzata è fonte di preoccupazione. Entrambe si chiedono infatti come Pia sopravviverà una volta che la madre non ci sarà più. Il regista neozelandese Daniel Joseph Borgman, che vive e lavora in Danimarca dal 2008, e il cui primo lungometraggio, The Weight of Elephants [+leggi anche:
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, è stato presentato a Berlino nel 2013, torna nella sezione Forum della Berlinale con Loving Pia [+leggi anche:
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intervista: Daniel Joseph Borgman
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, che prende spunto dalla vita di una persona reale e crea una storia di fantasia su ciò che lei professa interessarle di più: l’amore.

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Di fatto, proprio all'inizio del film, vediamo Pia fantasticare sul controverso politico francese José Bové. Questa scena dà allo spettatore qualche indizio sul profilo di Pia, che può sembrare semplice da afferrare. E invece, alla fine del film, scopriremo una personalità molto più complessa di quanto l'introduzione vorrebbe farci credere. La donna passa le sue giornate a prendersi cura degli animali della fattoria, in particolare la sua oca preferita, Lola, e a parlare con sua madre, che con estrema pazienza la sostiene nella sua ricerca d’amore e si oppone alle sue idee più stravaganti - come quella su Bové, che comunque delinea piuttosto bene il tipo di uomo che desidera.

In una delle sue frequenti passeggiate in città, incontra Jens, un uomo divorziato di mezza età, paffuto e con i baffi, che ha pochi amici e che vediamo parlare con sua sorella nelle uniche due scene che non includono Pia. Quest’ultima attacca bottone mentre lui è intento a lavorare sul suo peschereccio. E’ l’inizio di lunghi momenti passati insieme, nei quali i due converseranno e impareranno a conoscersi. Durante una gita a Copenhagen, il loro rapporto si concretizzerà, nel bene o nel male.

E' un film molto interessante quello che Borgman ha ideato, e il termine "docu-fiction" in realtà non gli rende giustizia. È sicuramente finzione, anche se derivata dalle caratteristiche di una persona reale. Ma ci porta a riflettere su due possibili aspetti della stessa domanda: quanto è attore Jens (nei titoli è accreditato solo come Jens Jensen, e sua sorella come Putte Jensen)? Cioè, quanto questa finzione affonda nella realtà? E quanto la realizzazione di questo film plasma la realtà di Pia?

C’è tanto cibo per la mente qui, ma non per questo meno spazio per l'emozione. E' difficile rimanere indifferenti alla situazione di Pia e non chiedersi quanto in profondità i suoi pensieri e le sue idee corrano, e come informino i suoi sentimenti. Loving Pia ci svela una persona che le nostre idee preconcette sulle persone con disabilità intellettive ci impediscono solitamente di immaginare.

Lo stile visivo è un altro aspetto interessante. Come se fosse stato girato in 16 mm, con colori slavati e tagli a volte improvvisi, ricorda gli home video e i filmini amatoriali che potrebbe realizzare un bambino creativo. Ma allo stesso tempo possiede una particolare dimensione poetica, che traccia una linea sottile tra un presente malinconico e una nostalgia immaginata.

Loving Pia è prodotto dalla società di Copenhagen Adomeit Film.

(Tradotto dall'inglese)

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