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Munch in Hell tra i documentari sostenuti dal Norwegian Film Institute

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- Lo sceneggiatore-regista Stig Andersen sta preparando un film che rivela che “la Norvegia era troppo piccola per il genio di Munch”

Munch in Hell tra i documentari sostenuti dal Norwegian Film Institute
Munch in Hell: il pittore espressionista norvegese Edvard Munch

Quarantuno anni dopo che il regista britannico Peter Watkins presentò il suo biopic sul pittore espressionista norvegese Edvard Munch (1863-1944) al Festival di Cannes, lo sceneggiatore-regista norvegese Stig Andersen sta preparando le riprese di Munch in Hell, “un documentario che rivela che la Norvegia era troppo piccola per il genio di Munch”.

Originariamente girato nel 1974 come una miniserie di tre ore per le emittenti norvegese e svedese NRK e SVT, il docu-drama  biografico di Watkins era uscito nelle sale negli Stati Uniti e fu successivamente presentato al Festival di Cannes. Copriva quasi trent’anni di vita di Munch e raffigurava anche l’accoglienza ostile che il suo lavoro ha spesso ricevuto in Norvegia – per far ciò, Watkins aveva reclutato norvegesi cui veramente non piacevano i suoi quadri.

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Prodotto da Carsten Aanonsen per Indie Film, Munch in Hell è incluso in un pacchetto di cinque documentari e otto corti che il Norwegian Film Institute ha supportato con €1,3 milioni del fondo produzione. In origine storico dell'arte, Andersen ha già diretto 19 film, coprendo gran parte dei generi, dai documentari alle docu-soap ai film per il cinema e la tv. In The Scream and Madonna (2008), per esempio, indagava sulla rapina al Munch Museum di Oslo nel 2004, quando due uomini armati e mascherati rubarono due dei dipinti più noti dell’artista, recuperati infine due anni dopo. Nel suo nuovo film, mostra come Munch sia stato bistrattato in Norvegia per i suoi quadri, ignorato dai colleghi e braccato dal fisco, mentre il riconoscimento internazionale verso la sua arte cresceva.

La Norvegia era evidentemente troppo piccola anche per il 25enne Waleed Ahmed, che il regista norvegese Emil Trier ritrae nel suo documentario Trust Me, prodotto da Thomas Robsahm, Natalya Sarch e Nicolai Moland per Motlys. Ahmed è finito in carcere negli Stati Uniti tre anni fa, condannato a 11 anni per frode internazionale. Eppure aveva conquistato il suo paese, era acclamato come talentuoso imprenditore (lo chiamavano "il Mark Zuckerberg norvegese") ed era ospite al castello reale insieme agli influenti amici del principe ereditario. Si tratta di un insolito racconto di formazione che ruota attorno al fondatore di Green Norway, che vendeva i diritti per i concerti nordici di Justin Bieber che non possedeva: un grande imbroglio da parte di un artista della truffa. Trier ha un background da regista in corti, video musicali e pubblicità.

(Tradotto dall'inglese)

Jihlava
LIM
 

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