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Light Thereafter, una lettera d’amore universale all’arte

di 

- Konstantin Bojanov in concorso al Festival del Film di Sofia presenta il suo secondo, personalissimo film

Light Thereafter, una lettera d’amore universale all’arte
Barry Keoghan in Light Thereafter

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, il malinconico Light Thereafter [+leggi anche:
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di Konstantin Bojanov, ritratto profondamente personale di un giovane artista autistico in cerca del proprio idolo, di se stesso e…della luce. Con un protagonista luminoso e di gran cuore, il film di Bojanov non potrebbe essere più distante dalle altre due pellicole del trio portabandiera, in termini di regia e nel modo di smarcarsi dalla retorica tipica del cinema bulgaro.

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Il giovane attore irlandese Barry Keoghan interpreta Pavel, artista sedicenne che, colpito dall’opera del famoso pittore Arnaud (Kim Bodnia), si imbarca in un lungo viaggio nella speranza di incontrarlo e mostrargli i propri schizzi. È l’inizio di una serie di avventure, di esperienze e di incontri straordinari, che cambieranno per sempre la vita del ragazzo. Ispirandosi ad alcuni episodi della propria adolescenza, Bojanov non mette in scena soltanto la lotta di un artista, ma anche l’inutilità di ogni tentativo di controllare il nostro destino.

Magnificamente girato dal direttore della fotografia Nenad Boroevich, fin dalle primissime sequenze Light Thereafter rivela un uso sapiente della luce, capace da sola di evocare l’amore del protagonista per l’arte. Come quando vediamo Pavel giocare in una foresta con i raggi del sole filtrati dal fogliame. È raro che un film riesca, con una singola scena, a rappresentare in modo tanto efficace il protagonista di una storia e, al tempo stesso, le intenzioni del suo regista. Se la gran parte dei cineasti bulgari si concentra oggi sull’analisi sociale, l’interesse primario di Bojanov risponde chiaramente ad un’idea di poesia visiva. Egli stesso fotografo di qualità, il regista immerge Keoghan, inquadratura dopo inquadratura, in una luce rivelatrice e seducente.

Già all’uscita del suo primo film, Ave [+leggi anche:
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, Bojanov aveva confidato a Cineuropa l’intenzione di realizzare una storia che, pur girata in Bulgaria, “parlasse un linguaggio universale”. Un obiettivo più che mia raggiunto con Light Thereafter, il cui unico legame con la Bulgaria consiste ormai nella nazionalità della madre di Pavel, Miglena (Margita Gosheva), cui sono affidate le ultime battute del film. Un’internazionalità che, d’altra parte, trova conferma nella presenza dell’attore danese Thure Lindhardt, dell’attrice francese Solène Rigot e della belga Lubna Azabal, ciascuno dei quali in qualche modo colpisce il personaggio di Pavel e contribuisce a trasformare il film in un’opera universale quanto la luce.

Light Thereafter affronta numerosi aspetti della vita di un artista: l’esigenza di trovare un mentore, il contrasto tra creazione e distruzione, la sfida dei rapporti personali, l’ossessiva ricerca del miglior modo per esprimere nell’arte la propria visione delle cose e catturare l’essenza della vita, la solitudine e il sacrificio dell’artista. Sono tutti elementi che ritroviamo nel film. In particolare, l’approccio variegato del regista emerge nella scena in cui Pavel osserva di notte un quadro di Arnaud: vediamo prima il modello, poi la tela finita, infine Pavel stesso che guarda il dipinto sotto la luce danzante di una torcia, in una successione di elementi che ben esemplifica lo sforzo di chi sa trasformare la realtà in arte.

Light Thereafter riesce a convincere lo spettatore che, anche di fronte alle più dure difficoltà, la vita vale la pena essere vissuta, fosse anche solo per gioire del sorriso fugace di una persona amata, di una cavalcata al galoppo nella bruma mattutina, delle confidenze indecenti di un amico o del rumore del pennello che accarezza la tela sulla quale un artista ha impresso la sua essenza più profonda. In quel momento, siamo luce, o almeno, luce possiamo divenire.

(Tradotto dall'inglese)

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