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Amok: la celebrità a costo della vita

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- Il nuovo film di Kasia Adamik inquadra la malattia della civiltà contemporanea: l’ossessione della visibilità

Amok: la celebrità a costo della vita
Mateusz Kosciukiewicz in Amok

Lanciato oggi nelle sale polacche da Kino Swiat, Amok [+leggi anche:
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, il nuovo film di Kasia Adamik (rivelatasi al Festival di Sundance nel 2002 con Bark, Golden Frog a Camerimage nel 2008 con The OFFsiders e co-regista con Agnieszka Holland di Janosik. A True Story [+leggi anche:
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e di Spoor [+leggi anche:
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) non solo è, come si potrebbe pensare in un primo momento, la diagnosi di un omicidio, ma anche la diagnosi della malattia della civiltà contemporanea: l’ossessione della visibilità.

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La trama si basa su fatti reali. Nel novembre del 2000, un omicidio brutale avvenne a Wroclaw. Un corpo fu ritrovato da due pescatori, un mese dopo, nelle acque del fiume Oder. L’indagine non portò a nulla e fu archiviata dopo un anno. Ma cinque anni dopo, la polizia scoprì una nuova pista nel romanzo Amok che conteneva una descrizione dettagliata di un omicidio molto simile a quello commesso a Wrocław. L’autore del libro (interpretato nel film da Mateusz Kosciukiewicz) fu arrestato e condannato a 25 anni di prigione al termine di un’inchiesta senza prove e che si basava solo sugli indizi tratti dal romanzo, un’opera i cui legami effettivi con la realtà erano noti a una sola persona: l’autore stesso.

Il caso dell’omicidio di Wroclaw è stato abbondantemente trattato dai media polacchi e stranieri (BBC, The Guardian, Spiegel, El Pais, ecc.). Ed è ispirandosi a un articolo sul tema firmato da David Grann sul New Yorker che Alexandros Avranas ha girato True Crime [+leggi anche:
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(interpretato fra gli altri da Jim Carrey e Charlotte Gainsbourg).

Ma ciò che ha spinto Kasia Adamik a trattare il soggetto non è né un articolo di giornale, né il romanzo, bensì la sceneggiatura scritta da Richard Karpala, per la sua grande forza visiva e la sottile elaborazione dei personaggi. La cineasta ne ha tratto il maggior beneficio poiché i ritratti del film denotano un senso acuto della psicologia e sono così approfonditi che lo spettatore non ha l’impressione di entrare in una finzione, ma di partecipare a qualcosa di autentico.

Chi ha ucciso? Perché? La regista Adamik non dà risposte. In realtà, la sua ricerca sembra andare più lontano, come suggerisce una dichiarazione del sospetto nel film: "Prima del divorzio, mia moglie mi aveva detto che ero diventato pazzo, che ero totalmente ossessionato da questa storia. Vorrei che lei leggesse il mio libro, che leggesse quello che dicono i giornali, che ascoltasse quello che dicono in televisione". Non è tanto il fatto in sé che tormenta il protagonista, quanto piuttosto la questione della celebrità e della visibilità pubblica. Ed è lì il valore della visione della regista, perché riesce ad estrarsi da un caso individuale per cercare di individuare le debolezze della natura umana, mostrare la sindrome di una società contemporanea immersa nel web e per la quale il numero di follower è un metro di successo e il pollice blu del "like" un sinonimo puro di felicità.

Nel cast, al fianco di Mateusz Kosciukiewicz figurano Lukasz Simlat (United States of Love [+leggi anche:
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), Miroslaw Haniszewski (I’m a Killer [+leggi anche:
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) e Zofia Wichlacz (Les fleurs bleues [+leggi anche:
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, Spoor [+leggi anche:
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; Shooting Stars 2017 dell'European Film Promotion - vedi l'intervista).

Amok è prodotto da K&K Selekt Film e coprodotto da TVN, Kino Świat e Studio Produkcyjne Orka per un budget di 2,8 M€ che include 465 000 euro di sostegno del  Polish Film Institute. Le vendite internazionali sono affidate a Agent E One Entertainment.

(Tradotto dal francese)

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